Il diastema è uno spazio, o fessura, tra due denti, nella maggior parte dei casi tra gli incisivi superiori.1 A definirlo così è la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), il principale ente scientifico italiano di riferimento per la salute di gengive e denti. Alla definizione la SIdP aggiunge una precisazione che vale tutto il resto di questo articolo: il diastema è «da sempre considerato impropriamente un inestetismo».1 Vediamo allora perché uno spazio tra i denti può aprirsi in età adulta, quali altre condizioni possono spiegarlo e quali segnali lo accompagnano. E vediamo perché, prima di pensare a spostare i denti, esiste un ordine clinico da rispettare.
Che cos’è esattamente un diastema?
È uno spazio o una fessura tra due denti, che si osserva più spesso tra gli incisivi superiori.1 Per capire come mai si forma conviene partire da ciò che accade quando tutto funziona. In condizioni normali i denti sono situati uno di fianco all’altro e rimangono tali grazie a quattro fattori.2 Sono il contatto che hanno tra di loro, un’occlusione corretta, l’equilibrio delle forze dei muscoli attorno alla bocca e la salute del loro parodonto.2 Il parodonto è l’insieme dei tessuti che sostengono il dente.
Il contatto tra un dente e l’altro, quindi, non è un dettaglio di forma. È il risultato di un equilibrio che coinvolge muscoli, occlusione e tessuti di sostegno, e quando uno di quegli elementi viene meno lo spazio può comparire. La SIdP definisce improprio l’inquadramento del diastema come semplice inestetismo;1 letto in questa chiave, uno spazio in bocca è prima di tutto un’informazione.
Un diastema che c’è da sempre è un problema?
Quando un paziente mi mostra uno spazio tra gli incisivi, la prima domanda che gli faccio non riguarda quanto gli dia fastidio, ma da quanto tempo lo abbia. Uno spazio presente da sempre e uno comparso in età adulta raccontano due storie cliniche diverse. La seconda, come vedremo, ha una causa che vale la pena cercare.
Questo non significa che un diastema di lunga data sia un dettaglio trascurabile. La SIdP lo colloca tra le malposizioni dentarie, insieme all’affollamento e ai denti ruotati.3 Sono condizioni che rendono poco efficaci le pratiche di igiene orale domiciliare, e in questo modo è più semplice provocare l’erosione dei tessuti di supporto del dente.3 Il punto pratico, quindi, non è quanto lo spazio si veda. È quanto bene venga pulito, insieme agli spazi interprossimali che gli stanno accanto.
Quanto alla decisione di intervenire, la SIdP indica un criterio funzionale: nei casi in cui i mal posizionamenti dentali influiscono negativamente su aspetti funzionali, è sempre bene ricorrere a un trattamento ortodontico.4 È il criterio che dice quando l’ortodonzia è indicata, non l’unico motivo per cui se ne può parlare con il proprio dentista.
Perché lo spazio tra i denti si apre in età adulta?
Spesso perché il dente ha perso una parte del proprio sostegno, anche se non è l’unica causa possibile: le altre le vediamo nella sezione successiva. Su questa la SIdP è esplicita: spesso i denti, a causa della perdita del supporto parodontale causato dalla malattia, possono spostarsi, e possono aprire dei diastemi che prima erano assenti, oppure inclinarsi in avanti o allungarsi verso il basso.5 È la frase che descrive con precisione l’esperienza di chi si accorge, guardandosi allo specchio, che uno spazio che non c’era adesso c’è.
Il meccanismo ha un nome. Con la progressione della malattia il supporto parodontale si riduce, e le forze occlusali e di masticazione diventano eccessive rispetto a ciò che resta: da qui la migrazione dei denti, un processo che la SIdP denomina trauma occlusale secondario.6 In altre parole, le stesse forze che un parodonto integro tollera senza danno possono spostare il dente quando il sostegno cala. Gli effetti della parodontite sulle migrazioni dentali si manifestano maggiormente nei casi di parodontite severa, oggi classificata come stadio III o stadio IV.7
Lo spostamento del dente dalla sua sede originaria si chiama migrazione dentale, e in caso di malattia parodontale i denti possono sventagliarsi, cioè inclinarsi verso l’esterno.8 Della mobilità del dente, che è il fenomeno gemello dello spostamento, ho scritto in un approfondimento dedicato ai denti che si muovono: qui resto sullo spazio.
Quali altre condizioni possono spiegare uno spazio tra i denti?
Non tutti gli spazi hanno origine parodontale, e vale la pena conoscerne almeno altre due.
La prima non apre niente: lascia un vuoto che c’è da sempre, perché un dente non si è mai formato. È l’agenesia dentale, cioè la condizione nella quale uno o più elementi dentari sono assenti dalla formula dentaria di un bambino o di un adulto.9 Secondo la SIdP l’agenesia può essere singola o multipla e colpisce il 3% della popolazione.10 Sempre secondo la SIdP, i denti più spesso mancanti sono i denti del giudizio, seguiti dagli incisivi laterali superiori e dai secondi premolari inferiori.11 È un elenco che riguarda anche il settore anteriore, perché l’incisivo laterale superiore è tra gli elementi che possono mancare. Tra le condizioni che possono far supporre un’agenesia la SIdP elenca la presenza di spazi tra un dente e l’altro, il ritardo nella permuta dei denti e gli inestetismi.12 Quando serve intervenire, la terapia può essere ortodontica, protesica o implantologica.13
Il secondo caso è invece un’apertura vera e propria: la perdita di un dente. Come descrive il Manuale MSD, la caduta di un dente permanente crea uno spazio vuoto nel quale possono spostarsi i denti adiacenti, il che può causare il disallineamento se non si interviene sullo spazio vuoto.14 È il motivo per cui uno spazio lasciato aperto può, col tempo, non restare dov’è: i denti vicini possono spostarsi al suo interno.14
Quali segnali accompagnano un diastema che si sta aprendo?
Raramente lo spazio arriva da solo, ed è proprio la compagnia che aiuta a interpretarlo. Con l’aggravarsi della parodontite, elenca la SIdP, compaiono denti che diventano «più lunghi» per effetto della recessione delle gengive.15 Allo stesso elenco appartiene lo spostamento dei denti, con apertura di spazi interdentali e maggiore accumulo di residui alimentari.15 Nei quadri più marcati gli spazi interdentali diventano irregolari e i denti visibilmente più lunghi.16
L’impressione dei denti «più lunghi» ha una spiegazione anatomica precisa. La recessione gengivale è uno spostamento del margine gengivale che comporta l’esposizione della radice del dente, ed è per questo che i denti risultano più lunghi.17 Va detto con onestà che le gengive retratte non possono ricrescere da sole.18 A quello che si può fare quando una radice resta esposta ho dedicato un approfondimento sulla recessione gengivale.
Nei casi in cui più di uno di questi segnali compaia insieme, ciò che va inquadrato non è lo spazio, ma quello che lo sta aprendo. La misura che rivela la perdita di supporto prima che i sintomi diventino evidenti è la profondità del sondaggio, di cui ho scritto nell’approfondimento sulle tasche parodontali.
Si può chiudere lo spazio con l’ortodonzia? Prima c’è un ordine da rispettare
Sì, spostare i denti per chiudere uno spazio è possibile. La risposta però arriva con una sequenza che non è negoziabile, ed è la parte di questo articolo che considero più importante. Il trattamento ortodontico, cioè l’apparecchio, può costituire un elemento utile durante la terapia parodontale.19 Riposizionare correttamente i denti non solo ne migliora l’estetica, ma rende anche più semplice mantenerli ben puliti.20
La SIdP scrive che è molto importante che il trattamento ortodontico avvenga al termine della terapia parodontale, cioè quando l’infezione parodontale è stata completamente eliminata e risolta.21 Il motivo lo dichiara la fonte stessa: muovere i denti in presenza di una parodontite in fase attiva può contribuire a un ulteriore peggioramento della malattia e talvolta causare addirittura la perdita di alcuni denti.21 Il trattamento parodontale, aggiunge la SIdP, può aiutare il dente a recuperare la posizione iniziale, ed è comunque propedeutico a un eventuale trattamento ortodontico per il riposizionamento del dente.22
Le controindicazioni assolute al trattamento ortodontico nei soggetti con parodontite sono tre.23 La prima è la presenza di infiammazione parodontale identificata con il sanguinamento al sondaggio. La seconda è la presenza di tasche parodontali residue dopo il trattamento parodontale non chirurgico o chirurgico. La terza è la presenza di difetti ossei verticali.23 Sono i tre motivi per cui, in una situazione del genere, il percorso comincia dalla cura della parodontite e non dall’ortodonzia.
Due precisazioni tolgono ogni ambiguità, e sono della SIdP, non mie. La prima: la terapia ortodontica ha valenza soprattutto funzionale, ma risulta essere anche molto utile dal punto di vista estetico.24 La seconda è ancora più netta: l’ortodonzia non rappresenta un modo per curare la parodontite.25 Può però aiutare il paziente a riconquistare una migliore estetica e una corretta funzione masticatoria.25
Durante il percorso, infine, serve più igiene e non meno. I pazienti devono essere sottoposti a visite di controllo periodiche per verificare un corretto livello di igiene orale.26 Risulta inoltre necessario un aumento del numero di sedute di igiene professionale durante la terapia ortodontica.27
Una precisazione sul perimetro di questo articolo. Qui mi occupo del perché uno spazio si apre e dell’ordine clinico da rispettare quando di mezzo c’è il parodonto. Le tecniche con cui uno spazio può essere chiuso quando le gengive sono sane, e la scelta tra le diverse opzioni, non sono argomento di questa pagina. Dipendono dall’origine dello spazio, dalla sua ampiezza e dalle condizioni dei denti che lo delimitano, e si valutano in visita, caso per caso.
Il risultato si mantiene nel tempo?
Qui la risposta onesta è anche la più utile. Dopo essere stati raddrizzati con l’apparecchio ortodontico, i denti possono tornare storti, un fenomeno che in letteratura viene chiamato recidiva.28 È per questo che al termine del trattamento si ricorre a dispositivi di contenzione, fissi o rimovibili, realizzati su misura, di solito in filo metallico o in plastica trasparente.29
Quanto siano efficaci, e quale sia il metodo migliore, è una domanda alla quale oggi la ricerca non dà una risposta definitiva. Una revisione Cochrane del maggio 2023 è dedicata ai metodi di contenzione dopo il trattamento con apparecchio ortodontico, e ha raccolto 47 studi e 4.377 partecipanti fra adulti e bambini.30 La sua conclusione è che non è possibile trarre conclusioni definitive a favore di un approccio piuttosto che di un altro, perché la fiducia nelle prove disponibili è scarsa.30 Gli stessi autori segnalano che la maggior parte degli studi ha misurato i risultati a meno di un anno.31 Segnalano anche che servono studi di qualità più alta, capaci di valutare la stabilità dei denti per almeno due anni.31
Due precisazioni sul perimetro di quella revisione, perché contano. La prima: gli studi condotti con allineatori sono stati esclusi.32 La seconda: la domanda studiata è la stabilità dei denti dopo l’ortodonzia in generale, non specificamente la chiusura di un diastema.
Tradotto nella pratica: la contenzione fa parte del trattamento e non ne è un accessorio. Quale sia adatta al singolo caso è una valutazione clinica. Chi promette che uno spazio chiuso resterà chiuso da solo sta dicendo qualcosa che l’evidenza disponibile, oggi, non consente di affermare.
Domande frequenti sul diastema
Il diastema è un difetto estetico da correggere?
Non necessariamente, e la SIdP è chiara nel dire che il diastema è «da sempre considerato impropriamente un inestetismo».1 Il rilievo clinico è un altro: uno spazio, come l’affollamento e i denti ruotati, rende meno efficace l’igiene orale domiciliare, e questo facilita l’erosione dei tessuti di supporto del dente.3 Il criterio indicato dalla SIdP è funzionale: nei casi in cui i mal posizionamenti influiscono negativamente su aspetti funzionali, è sempre bene ricorrere a un trattamento ortodontico.4 La stessa SIdP ricorda però che la terapia ortodontica, oltre alla valenza funzionale, risulta anche molto utile dal punto di vista estetico.24
Uno spazio tra i denti comparso da adulto è preoccupante?
È un segnale che merita una valutazione, soprattutto se lo spazio prima non c’era. Spesso i denti, a causa della perdita del supporto parodontale causato dalla malattia, possono spostarsi e aprire dei diastemi che prima erano assenti.5 Non tutte le cause sono parodontali, però: la perdita di un dente crea uno spazio nel quale possono spostarsi i denti adiacenti,14 e un’agenesia può lasciare uno spazio che c’è da sempre.9 Quello che cambia la lettura è da quanto tempo lo spazio è lì.
Con una parodontite in corso si può chiudere il diastema con l’ortodonzia?
Solo a malattia risolta. È molto importante che il trattamento ortodontico avvenga al termine della terapia parodontale.21 Il motivo è che muovere i denti in presenza di una parodontite in fase attiva può contribuire a un peggioramento della malattia e talvolta causare addirittura la perdita di alcuni denti.21 Le controindicazioni assolute sono tre: sanguinamento al sondaggio, tasche parodontali residue dopo il trattamento e difetti ossei verticali.23 Va ricordato che l’ortodonzia non rappresenta un modo per curare la parodontite.25
Dopo il trattamento ortodontico lo spazio può riaprirsi?
Sì, ed è un’eventualità nota: dopo essere stati raddrizzati con l’apparecchio i denti possono tornare storti, fenomeno chiamato recidiva.28 Per questo si utilizzano dispositivi di contenzione, fissi o rimovibili.29 Su quale sia il metodo migliore, però, una revisione Cochrane del 2023 conclude che non è possibile trarre conclusioni definitive, perché la fiducia nelle prove disponibili è scarsa.30 Quella revisione ha escluso gli studi condotti con allineatori.32
Conclusione: uno spazio è prima di tutto un’informazione
Il diastema viene raccontato quasi sempre come una questione di aspetto, e la SIdP dice che questo inquadramento è improprio.1 Nella mia esperienza clinica la differenza che conta davvero non è la larghezza dello spazio, ma il fatto che sia comparso. Uno spazio nuovo, in un adulto, racconta spesso che qualcosa sotto la gengiva si è mosso prima che qualcosa sopra si vedesse.5 6 Per questo la sequenza corretta non è chiudere lo spazio e poi occuparsi delle gengive, ma l’esatto contrario.21 22 Il trattamento parodontale è propedeutico a un eventuale trattamento ortodontico, e nessun apparecchio cura la parodontite.25
Presso il nostro Studio la parodontologia si occupa della diagnosi e del trattamento delle condizioni che portano alla perdita di supporto dei denti. Il percorso viene definito sulla base della valutazione clinica personalizzata. Se hai notato uno spazio nuovo tra i denti, o denti che sembrano essersi allontanati, per una valutazione personalizzata prenota una visita presso lo Studio Odontoiatrico Dott.ssa Daniela Coretti a Roma Prati.
Articolo a cura e revisione clinica della Dott.ssa Daniela Coretti (Odontoiatra, Albo di Roma n. 2793).
Fonti a supporto
Le affermazioni cliniche di questo articolo provengono dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), attraverso il portale informativo per i pazienti gengive.org, dal Manuale MSD nella versione per i pazienti e da una revisione sistematica Cochrane. Per ogni numero, il link apre la fonte già posizionata sul passaggio esatto. La revisione Cochrane non dispone di un sommario divulgativo in italiano: la traduzione nel testo è nostra e la citazione qui sotto è riportata nella lingua originale.
- SIdP (gengive.org), glossario, voce «Diastema»: «Da sempre considerato impropriamente un inestetismo, si tratta di uno spazio o fessura tra due denti, nella maggior parte dei casi tra gli incisivi superiori.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), glossario, voce «Migrazione dentale»: «I denti in condizioni normali sono situati uno di fianco all’altro e rimangono tali grazie al contatto che hanno tra di loro, a un’occlusione corretta e all’equilibrio delle forze dei muscoli attorno alla bocca ed alla salute del loro parodonto.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Denti che si muovono: è normale?»: «Diastemi, affollamento dentale, i denti ruotati rendono poco efficaci le pratiche di igiene orale domiciliare. Così facendo è più semplice provocare l’erosione dei tessuti di supporto del dente.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Denti che si muovono: è normale?»: «Nei casi in cui i mal posizionamenti dentali influiscono negativamente su aspetti funzionali, è sempre bene ricorrere ad un trattamento ortodontico.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «L’apparecchio è efficace nel curare la parodontite?» (agg. 11/03/2024): «Spesso i denti, a causa della perdita del supporto parodontale causato dalla malattia, possono spostarsi: possono aprire dei diastemi che prima erano assenti; i denti possono inclinarsi verso l’avanti o allungarsi verso il basso.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Mobilità dentale, spostamento dentale e parodontite» (agg. 04/11/2024): «La progressione della malattia porta a un aumento della mobilità dentale, migrazione o spostamento dei denti causato dalle forze occlusali e di masticazione divenute eccessive a causa della perdita di supporto parodontale. Questo processo viene denominato trauma occlusale secondario.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Mobilità dentale, spostamento dentale e parodontite»: «Gli effetti della parodontite sulle migrazioni dentali sono ormai ben noti e sappiamo che si manifestano maggiormente nei casi di parodontite severa, oggi classificata come tipo III o tipo IV.» (nell’originale «tipo»; nel corpo si usa «stadio», termine della classificazione 2018 impiegato dalla stessa SIdP poche righe sopra e già adottato nell’articolo sui denti che si muovono) apri la fonte
- SIdP (gengive.org), glossario, voce «Migrazione dentale»: «Con il termine migrazione dentale si intende uno spostamento del dente dalla sua sede originaria.» e «In caso di malattia parodontale i denti possono sventagliarsi.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Agenesia dentale: cos’è e come intervenire» (agg. 15/05/2024): «L’agenesia dentale congenita di uno o più denti è una condizione nella quale uno o più elementi dentari sono assenti dalla formula dentaria di un bambino o di un adulto.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Agenesia dentale: cos’è e come intervenire»: «L’agenesia può essere singola o multipla e colpisce il 3% della popolazione.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Agenesia dentale: cos’è e come intervenire»: «I denti più spesso mancanti sono i denti del giudizio, seguiti dagli incisivi laterali superiori e dai secondi premolari inferiori.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Agenesia dentale: cos’è e come intervenire»: «Le condizioni che possono far supporre un’agenesia dentale sono: presenza di spazi tra un dente e l’altro; ritardo nella permuta dei denti; inestetismi.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Agenesia dentale: cos’è e come intervenire»: «La cura dell’agenesia di uno o più denti deve essere scelta tenendo conto dell’età del soggetto e degli obiettivi terapeutici. La terapia può essere ortodontica, protesica o implantologica.» apri la fonte
- Manuale MSD, versione per i pazienti, «Malocclusione»: «La caduta di un dente permanente crea uno spazio vuoto nel quale possono spostarsi i denti adiacenti, il che può causare il disallineamento a meno che il dentista non intervenga sullo spazio vuoto con un ponte, un impianto o una protesi parziale.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Parodontite: sintomi, segni e cause» (agg. 04/11/2024): «Con l’aggravarsi della parodontite si aggiungono i seguenti sintomi: denti che diventano “più lunghi” per effetto della recessione delle gengive; spostamento dei denti con apertura di spazi interdentali e maggiore accumulo di residui alimentari;» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Mobilità dentale, spostamento dentale e parodontite»: «quella fonatoria (difficoltà nel pronunciare alcune lettere) data dallo sventagliamento degli incisivi superiori che ulteriormente porta allo sviluppo di gravi problemi estetici insieme alla presenza di spazi interdentali irregolari con denti visibilmente più lunghi.» (nel corpo si riprende solo la parte finale, sugli spazi irregolari e sui denti più lunghi: la fonazione e lo sventagliamento sono già trattati nell’articolo sui denti che si muovono) apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Recessione gengivale: cause e terapia» (agg. 30/08/2024): «La recessione gengivale è uno spostamento del margine della gengiva che comporta l’esposizione della radice del dente.» e «i denti risultano più lunghi». (nel corpo si usa «margine gengivale», forma del glossario di progetto) apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Le gengive ritirate ricrescono?» (agg. 01/12/2025): «Le gengive non possono ricrescere da sole, ma possono tornare alla loro posizione originaria con l’aiuto del dentista, attraverso interventi di chirurgia parodontale.» (nel corpo si riprende solo la prima parte: la terapia della recessione è trattata nell’articolo dedicato) apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «L’apparecchio è efficace nel curare la parodontite?»: «Il trattamento ortodontico (cioè l’apparecchio) può costituire una elemento utile durante la terapia parodontale.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «L’apparecchio è efficace nel curare la parodontite?»: «Riposizionarli correttamente non solo ne migliora l’estetica, ma rende sicuramente più semplice anche mantenerli ben puliti.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «L’apparecchio è efficace nel curare la parodontite?»: «Tuttavia è molto importante che questo trattamento ortodontico avvenga al termine della terapia parodontale e cioè quando l’infezione parodontale è stata completamente eliminata e risolta. Infatti, muovere i denti in presenza di una parodontite in fase attiva può sicuramente contribuire ad un’ulteriore peggioramento della malattia e talvolta causare addirittura la perdita di alcuni denti.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), glossario, voce «Migrazione dentale»: «il trattamento parodontale può aiutare il dente a recuperare la posizione iniziale ed è comunque propedeutico ad un eventuale trattamento ortodontico per il riposizionamento del dente.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Mobilità dentale, spostamento dentale e parodontite»: «Le controindicazioni assolute al trattamento ortodontico in soggetti con parodontite sono: La presenza di infiammazione parodontale identificata con il sanguinamento al sondaggio; La presenza di tasche parodontali residue dopo trattamento parodontale non chirurgico/chirurgico; La presenza di difetti ossei verticali.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Mobilità dentale, spostamento dentale e parodontite»: «La terapia ortodontica ha valenza soprattutto funzionale, ma risulta essere anche molto utile dal punto di vista estetico» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «L’apparecchio è efficace nel curare la parodontite?»: «L’ortodonzia non rappresenta quindi un modo per curare la parodontite, ma può aiutare il paziente a riconquistare una migliore estetica e una corretta funzione masticatoria.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «L’apparecchio è efficace nel curare la parodontite?»: «Un altro elemento fondamentale è che durante tutta la durata della terapia ortodontica i pazienti devono essere sottoposti a visite di controllo periodiche per verificare un corretto livello di igiene orale.» apri la fonte
- SIdP (gengive.org), «Mobilità dentale, spostamento dentale e parodontite»: «Risulta quindi necessario un aumento del numero di sedute di igiene professionale durante la terapia ortodontica.» apri la fonte
- Cochrane, revisione CD002283 «What is the best method of maintaining the correct position of teeth after orthodontic treatment?» (22 maggio 2023), testo originale in inglese: «Teeth can become crooked again after being straightened with orthodontic braces (‘relapse’).» apri la fonte
- Cochrane, revisione CD002283, testo originale in inglese: «Retention procedures can include wearing custom-made fixed or removable retainers, usually made of wires or clear plastic, after orthodontic braces have been removed.» apri la fonte
- Cochrane, revisione CD002283 (47 studi, 4.377 partecipanti), testo originale in inglese: «We cannot draw firm conclusions about any one approach to retention over another because we have little confidence in the evidence.» apri la fonte
- Cochrane, revisione CD002283, testo originale in inglese: «most studies measured outcomes after less than a year» e «more high-quality studies are needed that measure tooth stability over at least two years». apri la fonte
- Cochrane, revisione CD002283, criteri di selezione degli studi, testo originale in inglese: «We excluded studies with aligners.» apri la fonte

