Tasche parodontali: cosa sono, come si scoprono e perché contano

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Tasche parodontali: cosa sono, come si scoprono e perché contano

Le tasche parodontali, spesso chiamate impropriamente tasche gengivali, sono una delle principali manifestazioni della parodontite.1 In condizioni di salute la gengiva è separata dal dente da un solco gengivale profondo tra 1 e 3 millimetri; in presenza di parodontite si può verificare una perdita di attacco clinico, e quello spazio può aumentare fino a diventare una tasca parodontale, con una profondità maggiore di 4 millimetri.2 È una misura che il paziente non può vedere né sentire, e per questo conta conoscerla. In questo articolo vediamo che cosa sono le tasche parodontali, come si formano, quali sintomi danno e quali no, come si misurano con il sondaggio parodontale e come si curano.

Che cosa sono le tasche parodontali?

La definizione parte dall’anatomia. Tra la gengiva e il dente esiste normalmente un piccolo spazio, il solco gengivale, con una profondità compresa tra 1 e 3 millimetri: quando la parodontite provoca una perdita di attacco clinico, cioè della quantità di tessuto di sostegno, legamento parodontale e osso, che tiene la radice ancorata, questo spazio può approfondirsi e diventare una tasca.2 Se profonda, la tasca costituisce una nicchia popolata da batteri, pericolosi per i tessuti di sostegno del dente.3

Le tasche possono colpire soltanto uno o pochi denti oppure avere una distribuzione più generalizzata, e possono interessare sia gli adulti sia i giovani.4 Il fenomeno è tutt’altro che raro, perché la malattia che le produce non lo è: la parodontite colpisce il 30% della popolazione italiana, ovvero quasi 20 milioni di persone, con forme di diverso stadio.5

Come si formano le tasche parodontali?

All’origine ci sono batteri specifici, definiti parodontopatogeni, presenti nella normale placca batterica che aderisce al dente, sia sulla corona sia sulla radice.6 Finché è placca e resta sopra il margine gengivale, l’igiene orale domiciliare può rimuoverla; questi depositi però possono mineralizzarsi, formando il tartaro, che non si elimina con il solo spazzolamento, e quando i batteri migrano sotto gengiva la loro rimozione non è più possibile con la sola igiene quotidiana.7 Per questo, in presenza di tasche parodontali, la placca e il tartaro vanno rimossi dall’odontoiatra o dall’igienista dentale.8

Se la malattia non viene trattata in tempo, la progressione può comportare un ulteriore aumento della profondità della tasca e favorire la sopravvivenza dei batteri parodontopatogeni, creando i presupposti per un riassorbimento più grave del tessuto osseo attorno ai denti.9 È un circolo che si alimenta da solo: più la tasca si approfondisce, più diventa ospitale per i batteri che l’hanno creata.

Che sintomi danno le tasche parodontali?

La risposta più importante è: spesso nessuno. In moltissimi casi le tasche parodontali sono asintomatiche; altre volte il paziente può notare segnali che sono spesso correlati alla loro presenza: sanguinamento gengivale allo spazzolamento, pus che fuoriesce dalla gengiva, mobilità di un dente in assenza di un trauma particolare, spostamento di un dente senza un motivo apparente, alito cattivo.10

Ognuno di questi segnali merita attenzione per conto suo. Al sanguinamento ho dedicato un approfondimento sulle gengive che sanguinano, all’alito cattivo un articolo sull’alitosi, e ai denti che si muovono un approfondimento specifico. Il punto comune è che nessuno di questi sintomi va aspettato: quando compaiono, la malattia è spesso già in una fase attiva. Quando si pensa di avere una o più tasche parodontali, la cosa migliore da fare è parlarne con il parodontologo, che ne verificherà l’eventuale presenza.11

Che ruolo ha il fumo?

Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per la parodontite: in chi fuma la velocità di progressione della malattia, e quindi la formazione e l’approfondirsi delle tasche, è aumentata.12 C’è poi un effetto più subdolo: essendo un vasocostrittore, il fumo riduce il sanguinamento gengivale, impedendo molto spesso l’autodiagnosi.12 Chi fuma, cioè, perde proprio il campanello d’allarme che potrebbe spingerlo a farsi controllare. Al rapporto tra fumo e salute delle gengive ho dedicato un approfondimento a parte.

Come si scopre una tasca? Il sondaggio parodontale

La tasca non si vede allo specchio: si misura. Il sondaggio parodontale rappresenta la procedura più diffusa e più affidabile per diagnosticare le malattie gengivali e, in particolare, la parodontite.13 Si esegue con uno strumento metallico dotato di una scala millimetrica calibrata, la sonda parodontale millimetrata, che permette al clinico di misurare l’entità e l’estensione dell’infiammazione presente nella bocca.14 È una manovra semplice e scarsamente invasiva.15

In concreto, il professionista fa scorrere la sonda lungo il solco gengivale di ogni dente, generalmente in sei punti, per misurare la profondità delle tasche.16 Oltre alla profondità, il sondaggio permette di determinare la perdita di attacco clinico (CAL), cioè quanto tessuto di sostegno resta attaccato alla radice,17 insieme ad altri indici del grado di infiammazione, come l’indice di sanguinamento al sondaggio (BOP) e l’indice di placca.18 Tutti questi parametri vengono raccolti nella cartella parodontale, un documento di fondamentale importanza per definire lo stato di salute o malattia del paziente.19

Esiste anche una versione rapida di questo esame: il PSR (Periodontal Screening and Recording), un sistema semplificato per eseguire rapidamente uno screening diagnostico parodontale.20 La bocca viene suddivisa in sei parti, chiamate sestanti, e per ogni sestante viene registrato un solo valore, compreso tra 0, che indica salute gengivale, e 4, che indica la presenza di tasche superiori ai 5,5 millimetri.21 I pazienti con una valutazione tra 3 e 4 in uno o più sestanti sono positivi allo screening e necessitano di approfondimenti diagnostici.22

C’è un motivo in più per conoscere questo esame: la dimostrazione grafica delle tasche e dei denti compromessi permette di accrescere il livello di consapevolezza del paziente.23 Il consiglio pratico della SIdP, la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, è diretto: verifica che il tuo odontoiatra esegua il sondaggio parodontale durante la visita di controllo.24

I denti del giudizio possono causare una tasca?

Sì, ed è un caso particolare che merita una menzione. Secondo alcuni studi sulla popolazione europea, nel 73% dei casi i terzi molari hanno difficoltà a erompere, per mancanza di spazio o per un orientamento scorretto del dente.25 Quando il dente del giudizio resta parzialmente incluso, i batteri della placca riescono ad approfondirsi nel solco gengivale distale, cioè dietro, al secondo molare, formando una tasca parodontale in comunicazione con la corona del dente del giudizio rimasta sotto gengiva.26 Alcuni studi più recenti indicano che la presenza dei denti del giudizio inferiori, sia in eruzione difficoltosa sia completamente erotti, è associata a una maggiore profondità delle tasche e a perdita di attacco dietro al secondo molare.27

Un dato meno intuitivo: anche l’estrazione dei denti del giudizio può essere causa della formazione di una tasca o della perdita di attacco dietro al secondo molare; per questo è importante valutare la reale necessità dell’estrazione e pianificare l’intervento nel modo meno traumatico possibile.28

Come si curano le tasche parodontali?

La buona notizia è che la tasca non è necessariamente una condizione definitiva: la rimozione dei batteri parodontopatogeni dalle superfici dei denti può consentire la guarigione delle tasche, con riduzione della profondità di sondaggio che torna alla misura fisiologica di 1-3 millimetri.29

Il percorso inizia con la terapia non chirurgica: una fase di strumentazione sopra e sottogengivale che ha l’obiettivo di eliminare il biofilm batterico.30 A distanza di due o tre mesi il parodontologo rivaluta il livello di miglioramento, misurando i nuovi sondaggi intorno ai denti.31 Su come si sviluppa l’intero percorso ho scritto una guida dedicata a come si cura la parodontite.

Quanto ai risultati, la SIdP riporta numeri precisi, con le loro condizioni. Nelle tasche profonde fino a 6 millimetri si ha l’80% di probabilità di risolvere il difetto senza dover ricorrere alla chirurgia, mentre oltre i 6 millimetri il recupero completo è più difficile da ottenere.32 La probabilità è migliore per i denti con una sola radice, nei soggetti non fumatori e nei pazienti che mantengono corretti livelli di igiene orale: in questi casi un’ottimale terapia non chirurgica potrebbe portare alla chiusura di almeno il 75% delle tasche inizialmente presenti.33 Il tempo di guarigione è variabile, dai tre mesi a un anno.34

Negli stadi iniziali della malattia, la terapia non chirurgica può costituire l’unica terapia necessaria; il mantenimento del risultato è poi affidato alla terapia di supporto, che deve essere molto rigorosa.35 In quella fase il sondaggio viene ripetuto periodicamente, a ogni richiamo, per escludere la presenza di possibili recidive.36 Intercettare i segni della malattia con una diagnosi precoce significa poter intervenire tempestivamente, arrestandone la progressione e mantenendo i propri denti il più a lungo possibile.37

Domande frequenti sulle tasche parodontali

Le tasche parodontali fanno male?

In moltissimi casi no: le tasche parodontali sono spesso asintomatiche.10 Proprio per questo la loro presenza non si può escludere in base all’assenza di dolore: si verifica con il sondaggio parodontale durante la visita.13

Le tasche parodontali si possono curare senza chirurgia?

In molti casi sì: secondo i dati riportati dalla SIdP, nelle tasche profonde fino a 6 millimetri si ha l’80% di probabilità di risolvere il difetto senza ricorrere alla chirurgia,32 con esiti migliori nei non fumatori e in chi mantiene una corretta igiene orale.33 Oltre i 6 millimetri il recupero completo è più difficile e la valutazione spetta al parodontologo.32

Come faccio a sapere se ho una tasca parodontale?

Non è possibile accertarlo da soli, perché la tasca spesso non dà sintomi.10 Serve il sondaggio parodontale, una manovra semplice e scarsamente invasiva;15 il consiglio della SIdP è di verificare che il proprio odontoiatra lo esegua durante la visita di controllo.24

Una tasca parodontale può tornare normale?

La rimozione dei batteri parodontopatogeni può consentire la guarigione delle tasche, con riduzione della profondità che torna alla misura fisiologica di 1-3 millimetri.29 Il risultato va poi mantenuto con la terapia di supporto,35 con controlli periodici per escludere recidive.36

Conclusione: una misura che vale la pena conoscere

La tasca parodontale è il segno concreto di quanto la parodontite ha eroso l’attacco del dente, ed è invisibile a chi la porta: spesso non fa male, non si vede, e in chi fuma nasconde perfino il sanguinamento che potrebbe rivelarla.12 Nella mia esperienza clinica, molti pazienti sentono nominare per la prima volta le “tasche” durante una visita, davanti alla cartella parodontale, e scoprono in quel momento una malattia che era al lavoro da anni. Non serve arrivarci così: il sondaggio parodontale è un esame semplice,15 e chiedere che venga eseguito è un diritto che ogni paziente può esercitare a ogni controllo.24

Presso il nostro Studio la parodontologia si occupa della diagnosi e del trattamento di queste condizioni, con un percorso definito sulla base della valutazione clinica personalizzata. Se non ricordi quando è stato eseguito il tuo ultimo sondaggio parodontale, per una valutazione personalizzata prenota una visita presso lo Studio Odontoiatrico Dott.ssa Daniela Coretti a Roma Prati.

Articolo a cura della Dott.ssa Daniela Coretti (Albo Roma 2793).

Fonti a supporto

Tutte le affermazioni cliniche provengono dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), il principale ente scientifico italiano di riferimento per la salute di gengive e denti, attraverso il portale informativo per i pazienti gengive.org. Per ogni numero, il link apre la fonte già evidenziata sul passaggio esatto.

  1. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Le tasche parodontali, dette anche tasche gengivali, sono una delle principali manifestazioni della parodontite.» apri la fonte
  2. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «In condizioni di salute, la gengiva è separata dal dente da un solco gengivale, che ha normalmente una profondità compresa tra 1 e 3 mm. In presenza di parodontite, si può verificare perdita di attacco clinico, e questo spazio può aumentare, diventando quindi una tasca parodontale, con una profondità maggiore di 4 mm.» apri la fonte
  3. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Se profonda, la tasca parodontale costituisce una nicchia popolata da batteri, pericolosi per la salute dei tessuti di sostegno dei denti (gengiva e osso).» apri la fonte
  4. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Le tasche parodontali possono colpire soltanto uno o pochi denti, oppure avere una distribuzione più generalizzata. Sia adulti che giovani possono esserne interessati.» apri la fonte
  5. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «La parodontite colpisce il 30% della popolazione italiana, ovvero quasi 20 milioni di persone, con forme di diverso stadio: I-II-III-IV.» apri la fonte
  6. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «La parodontite, e quindi le tasche gengivali, sono provocate da batteri che vengono definiti parodontopatogeni. Questi batteri sono presenti nella normale placca batterica che aderisce al dente, sia nelle parti superficiali (la corona) che in quelle più profonde (la radice).» apri la fonte
  7. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Tali batteri, sotto forma di placca, vanno normalmente rimossi durante l’igiene orale domiciliare nella parte sopra la gengiva. Tuttavia, tali depositi possono mineralizzarsi (indurirsi), formando quindi il tartaro. Inoltre, quando i batteri migrano sotto gengiva, la loro rimozione non è più possibile solamente attraverso l’igiene orale quotidiana.» apri la fonte
  8. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Per questi motivi, in presenza di tasche parodontali, la placca e il tartaro vanno rimossi dall’odontoiatra o dall’igienista dentale.» apri la fonte
  9. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «Se non trattata in tempo, la progressione della parodontite può: Comportare un aumento della profondità della tasca parodontale […] Favorire la sopravvivenza dei batteri parodontopatogeni, creando i presupposti per un riassorbimento più grave del tessuto osseo attorno ai denti.» apri la fonte
  10. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Sebbene in moltissimi casi le tasche parodontali siano asintomatiche, altre volte il paziente può avere dei sintomi che sono spesso correlati alla presenza di uno o più tasche parodontali: sanguinamento gengivale allo spazzolamento; pus che fuoriesce dalla gengiva; mobilità del dente in assenza di un trauma particolare; spostamento di un dente senza che vi sia stato un trauma o apparenti altri motivi; alito cattivo.» apri la fonte
  11. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Quando si pensa di avere una o più tasche gengivali, la cosa migliore da fare è parlarne con il parodontologo, che ne verificherà l’eventuale presenza.» apri la fonte
  12. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per la parodontite. In chi fuma, la velocità di progressione della malattia (e quindi la formazione e l’approfondirsi delle tasche) è aumentata. Inoltre, il fumo, essendo un vasocostrittore, riduce il sanguinamento gengivale, impedendo molto spesso l’autodiagnosi.» apri la fonte
  13. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Il sondaggio parodontale rappresenta la procedura più diffusa e più affidabile per diagnosticare le malattie gengivali e, in particolare, la parodontite.» apri la fonte
  14. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «L’esame va effettuato con l’ausilio di uno strumento metallico che presenta una scala millimetrica calibrata (sonda parodontale millimetrata) e permette al clinico di misurare l’entità e l’estensione dell’infiammazione gengivale e parodontale presente nella bocca, attraverso parametri specifici.» apri la fonte
  15. SIdP (gengive.org), «La diagnosi della malattia parodontale»: «La parodontite si diagnostica mediante il sondaggio parodontale, una manovra semplice e scarsamente invasiva che misura la perdita di attacco della gengiva attorno ai denti.» apri la fonte
  16. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Il sondaggio parodontale viene effettuato dal professionista durante la prima visita in studio facendo scorrere la sonda parodontale lungo il solco gengivale di ogni dente, generalmente in sei punti, per misurare la profondità delle tasche parodontali, cioè lo spazio presente tra la gengiva e il dente.» apri la fonte
  17. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Oltre alla profondità delle tasche, il sondaggio parodontale permette di determinare altri parametri utili, come la perdita di attacco clinico (CAL). L’attacco clinico è la quantità di gengiva e osso attaccata alla radice del dente; in presenza di parodontite, la quantità di attacco clinico diminuisce» apri la fonte)
  18. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Altri dati rilevanti per valutare il grado dell’infiammazione sono: l’indice di sanguinamento al sondaggio (BOP- bleeding on probing), espressione locale del grado di infiammazione dei tessuti che circondano i denti, e l’indice di placca» apri la fonte
  19. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Tutti questi parametri vengono raccolti all’interno della cartella parodontale, un documento di fondamentale importanza per definire lo stato di salute o malattia del paziente.» apri la fonte
  20. SIdP (gengive.org), «Cosa è il PSR?»: «Il PSR (acronimo per Periodontal Screening and Recording) è un sistema semplificato per eseguire rapidamente uno screening diagnostico parodontale.» apri la fonte
  21. SIdP (gengive.org), «Cosa è il PSR?»: «Durante la visita dentistica, si esegue il test che suddivide la bocca in sei parti, chiamate sestanti. […] Viene registrato per ogni sestante un solo valore, compreso tra 0 (salute gengivale) e 4 (presenza di tasche parodontali superiori ai 5,5 mm di profondità).» apri la fonte
  22. SIdP (gengive.org), «Cosa è il PSR?»: «I pazienti che presentano una valutazione compresa tra 3 e 4 in uno o più sestanti sono positivi allo screening. In questo caso questi pazienti necessitano di approfondimenti diagnostici per una valutazione parodontale più accurata.» apri la fonte
  23. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «La dimostrazione grafica delle tasche parodontali e dei denti compromessi, visibile grazie al sondaggio parodontale, permette di accrescere il livello di consapevolezza del paziente.» apri la fonte
  24. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «Verifica che il tuo odontoiatra esegua il sondaggio parodontale durante la visita di controllo dello stato di salute del tuo cavo orale.» apri la fonte
  25. SIdP (gengive.org), «I denti del giudizio: quali potrebbero essere le complicanze?»: «Secondo alcuni studi sulla popolazione europea nel 73% dei casi i terzi molari (ottavi) hanno difficoltà ad erompere (disodontiasi) o per mancanza di spazio utile o per uno scorretto orientamento del dente.» apri la fonte
  26. SIdP (gengive.org), «I denti del giudizio: quali potrebbero essere le complicanze?»: «i batteri della placca riescono ad approfondirsi nel solco gengivale distale al secondo molare. In questo modo si forma una tasca parodontale in comunicazione con la corona del dente del giudizio che si trova al disotto della gengiva.» apri la fonte
  27. SIdP (gengive.org), «I denti del giudizio: quali potrebbero essere le complicanze?»: «Secondo alcuni studi più recenti la presenza dei denti del giudizio mandibolari sia in disodontiasi che completamente erotti è associata ad una maggiore profondità delle tasche e perdita di attacco parodontale distale al secondo molare.» apri la fonte
  28. SIdP (gengive.org), «I denti del giudizio: quali potrebbero essere le complicanze?»: «Sfortunatamente anche l’estrazione dei denti del giudizio siano essi inclusi o erotti può essere la causa della formazione di una tasca o della perdita di attacco parodontale distale al secondo molare. Per questo è importante valutare la reale necessità dell’estrazione del dente stesso oltre che pianificare ed eseguire in maniera meno traumatica possibile l’intervento.» apri la fonte
  29. SIdP (gengive.org), «Tasche parodontali: cosa sono, sintomi e cura»: «La rimozione dei batteri parodontopatogeni dalle superfici degli elementi dentali può consentire la guarigione delle tasche con riduzione della profondità di sondaggio, che torna alla misura fisiologica (1-3 mm).» apri la fonte
  30. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «Successivamente, viene eseguita la fase di strumentazione sopra e sottogengivale non chirurgica. Questa ha l’obiettivo di eliminare il biofilm batterico» apri la fonte
  31. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «A distanza di due o tre mesi, il parodontologo rivaluta il livello di miglioramento del danno parodontale, misurando i nuovi sondaggi intorno ai denti.» apri la fonte
  32. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «Secondo la letteratura scientifica, nelle tasche gengivali profonde fino a 6 mm si ha l’80% di probabilità di risolvere il difetto senza dover ricorrere alla chirurgia. Quando, invece, la profondità è più alta di 6 mm, il recupero completo è più difficile da ottenere.» apri la fonte
  33. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «La probabilità di risolvere i difetti risulta migliore per i denti monoradicolati, ovvero con una sola radice, nei soggetti non fumatori e nei pazienti che mantengono più facilmente corretti livelli di igiene orale sopragengivale. Per questi casi, un’ottimale terapia non chirurgica potrebbe portare alla chiusura di almeno il 75% delle tasche parodontali inizialmente presenti.» apri la fonte
  34. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «Conclusa questa fase è richiesto un tempo di guarigione variabile, dai tre mesi a un anno.» apri la fonte
  35. SIdP (gengive.org), «È possibile curare la parodontite solo con la terapia non chirurgica»: «Negli Stadi I e II di parodontite è assolutamente possibile che la terapia non chirurgica costituisca l’unica terapia parodontale necessaria e sufficiente a condurre per la guarigione dei difetti. Il mantenimento di questo successo è poi affidato alla terapia di supporto che deve essere assolutamente molto rigorosa.» apri la fonte
  36. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «quando il paziente entra nella fase della terapia di supporto, il sondaggio parodontale viene effettuato periodicamente, ad ogni richiamo, per escludere la presenza di possibili recidive.» apri la fonte
  37. SIdP (gengive.org), «Sondaggio parodontale: come si fa e a che cosa serve?»: «Intercettare i segni e i sintomi di gengivite o parodontite grazie a una diagnosi precoce significa poter intervenire tempestivamente e nella maniera più adeguata, arrestandone la progressione e mantenendo i propri denti il più a lungo possibile.» apri la fonte