Ascesso dentale: sintomi, cosa fare e quando è un’emergenza

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Ascesso dentale: sintomi, cosa fare e quando è un’emergenza

«Ascesso dentale» è il nome che quasi tutti usano, ed è anche il più ambiguo: alcune fonti divulgative lo adoperano in senso ampio, per qualunque raccolta di pus attorno a un dente, mentre in clinica il quadro che nasce dentro il dente ha un nome preciso, ascesso periapicale, cioè una raccolta di pus alla radice di un dente, solitamente dovuta a un’infezione diffusasi dal dente ai tessuti circostanti.1 È di questo che parla l’articolo: dell’ascesso che nasce dall’interno, quando i batteri raggiungono la polpa attraverso una carie profonda o un dente fessurato, cioè incrinato.2 L’altra porta d’ingresso, quella dei tessuti che circondano il dente, dà un quadro diverso, di cui ho scritto nell’approfondimento sull’ascesso gengivale, e la differenza cambia la terapia.

Che cos’è un ascesso dentale?

Il Manuale MSD, l’enciclopedia medica pubblicata anche in una versione dedicata ai pazienti, lo definisce come una raccolta di pus alla radice di un dente, solitamente dovuta a un’infezione diffusasi dal dente ai tessuti circostanti.1 Il termine “periapicale” indica la sede: l’apice, cioè la punta della radice.

Il pus non è un segno di sporcizia, è il residuo di una battaglia: l’organismo attacca un’infezione con un grande numero di globuli bianchi, e il pus è l’accumulo di questi globuli bianchi, tessuto morto e batteri.3

C’è poi un dettaglio anatomico che spiega gran parte degli equivoci: in genere il pus dell’infezione di un dente si diffonde dalla punta della radice fino alle gengive, e le gengive si gonfiano in prossimità della radice del dente.4 Un problema che nasce dentro il dente si vede fuori, sulla gengiva, e viene spesso scambiato per un disturbo gengivale.

Come si forma un ascesso dentale?

Il punto di partenza è quasi sempre un dente che ha perso la sua barriera: un ascesso dentale è causato da batteri che arrivano alla polpa del dente o nella gengiva che circonda il dente, e la polpa può diventare infetta in presenza di una carie profonda o di un dente fessurato.2

La sequenza è descritta dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), il principale ente scientifico italiano di riferimento per la salute di gengive e denti: quando una carie profonda arriva alla polpa del dente si origina una pulpite che, se non trattata tempestivamente, può originare un ascesso a livello radicolare.5 La stessa SIdP, fra le cause di ascesso, cita le carie profonde della dentina che hanno causato la necrosi della polpa dentaria, e precisa che in quel caso si parla di ascesso dentale, non parodontale.6 All’origine della catena c’è quindi quasi sempre la carie, alla quale ho dedicato un approfondimento a parte.

Non tutte le infezioni all’apice arrivano in studio in fase acuta, e vale la pena spendere due righe su una diagnosi che spaventa più di quanto dovrebbe. Per la Società Italiana di Endodonzia (SIE), l’ente scientifico italiano che si occupa della cura dell’interno del dente, un granuloma può formarsi nell’osso intorno alle radici di un dente ed è una reazione infiammatoria normale allo stimolo infettivo, tossine e batteri, proveniente dall’interno della radice;7 si oppone alla diffusione dell’infezione a tutto l’organismo e non è quindi un tumore.8 Ne ho scritto per esteso nell’approfondimento sul granuloma dentale.

Quali sono i sintomi di un ascesso dentale?

Il sintomo che porta quasi tutti in studio è il dolore, e ha una qualità riconoscibile: il gonfiore provocato dal pus è spesso la causa di intenso dolore costante che peggiora durante la masticazione.9

Il Manuale MSD elenca fra le manifestazioni possibili:

  • dolore costante che peggiora masticando;
  • sensibilità a cibi caldi o freddi;
  • gonfiore delle gengive;
  • a volte, febbre;
  • a volte, gonfiore della mandibola, del pavimento della bocca o delle guance;
  • talvolta, difficoltà ad aprire la bocca o a inghiottire.10

Le ultime due voci le riprendo più avanti: non descrivono più un dente che fa male, ma un’infezione che si sta estendendo.

C’è poi un elemento che il paziente può osservare senza doversi diagnosticare nulla: la forma del gonfiore. Quando è gengivale e spesso generalizzato, in presenza di scarsa igiene orale, può essere dovuto a gengivite o parodontite; talvolta, invece, la gengiva si gonfia in corrispondenza di un solo dente, e in quel caso la causa può essere la necrosi della polpa di quel dente, per esempio per causa cariosa; nei casi più rari il gonfiore dipende da cambiamenti ormonali o dall’assunzione di alcune categorie di farmaci.11 Diffuso, circoscritto a un dente, o nessuno dei due: è la prima cosa su cui mi oriento quando qualcuno mi descrive una gengiva gonfia, ed è un orientamento, non una diagnosi. Del versante diffuso, quello infiammatorio, ho scritto nell’approfondimento sulle gengive infiammate.

Perché a volte il dolore sparisce all’improvviso?

È la domanda che ricevo più spesso, ed è anche la parte più insidiosa di tutta la storia.

Il pus, accumulandosi, cerca una via di uscita: alla fine il tessuto può lacerarsi, facendo fuoriuscire il pus.12 Quando questo accade la pressione cala, e con la pressione cala il dolore. Se il tragitto di drenaggio si stabilizza, prende il nome di fistola, e la sua presenza, specialmente in un dente la cui polpa non è più vitale, può associarsi a un’assenza di sintomatologia dolorosa: la comunicazione tra la zona infetta e il cavo orale contribuisce al drenaggio dell’essudato purulento e quindi a una diminuzione della sintomatologia.13 Al versante gengivale di questo fenomeno ho dedicato l’approfondimento sull’ascesso gengivale.

Il punto clinico è uno solo: il dolore che si spegne segnala che la pressione è diminuita, non che l’infezione sia risolta. L’ascesso non passa da solo e temporeggiare significa solamente esporsi a possibili rischi e complicanze anche piuttosto gravi per la salute dei denti e dell’organismo.14 Dello stesso equivoco, guardato dal lato del sintomo, ho scritto nell’articolo sul mal di denti, dove il dolore che si spegne è uno dei motivi per cui la visita viene rimandata.

Ascesso dentale e ascesso gengivale: che differenza c’è?

La differenza sta nel punto in cui l’infezione nasce, e non è una distinzione accademica: cambia la terapia.

  • L’ascesso dentale, o periapicale, nasce dentro il dente. I batteri raggiungono la polpa attraverso una carie profonda o un dente fessurato,2 la polpa va incontro a necrosi e il pus si raccoglie alla radice.1
  • L’ascesso gengivale, che in termini clinici si definisce ascesso parodontale, è invece un accumulo localizzato di pus situato nei tessuti che circondano la radice del dente, denominati tessuti parodontali,15 e la sua origine tipica è nei tessuti di sostegno, non nella polpa.

Visti da fuori i due quadri possono somigliarsi molto, perché in entrambi la gengiva si gonfia. A distinguerli non è l’aspetto ma la vitalità del dente, e quella si valuta in studio: la SIdP cita per esempio il test criogenico, cioè il test del freddo, per individuare un elemento dentale con polpa necrotica.16 Non è una distinzione che si possa fare da soli, e non serve farla: serve sapere che esiste, perché è quella che indirizza la cura. Del versante parodontale ho scritto nell’approfondimento dedicato.

Quando un ascesso dentale diventa un’emergenza?

Premetto una cosa: la valutazione di gravità spetta al professionista, e quello che segue non sostituisce una visita. Le fonti, però, descrivono con chiarezza i segni che indicano un’infezione che sta uscendo dal dente, e conoscerli aiuta a capire quando non è più il caso di rimandare.

A seconda della posizione del dente, l’infezione può estendersi ai tessuti molli, dando un’infiammazione diffusa che in medicina si chiama cellulite e che non ha nulla a che vedere con l’inestetismo dello stesso nome, oppure ad altre strutture, causando gonfiore della mandibola, del pavimento della bocca o delle guance.17 Sul punto più delicato il Manuale MSD è netto: le infezioni che si diffondono fino a interessare le vie aeree possono essere gravi e persino potenzialmente letali.18 Lo stesso manuale segnala, fra le manifestazioni che compaiono talvolta, la difficoltà ad aprire la bocca o a inghiottire.10

Sul piano delle complicanze a distanza la SIdP scrive che l’infezione, se non trattata adeguatamente, può danneggiare non solo il dente e i tessuti che lo circondano, ma anche provocare complicanze più gravi come osteomielite, trombosi del seno cavernoso o addirittura una setticemia.19

Metto in fila questi passaggi perché dicano una cosa sola, e non per allarmare: nell’ascesso dentale l’attesa non è una strategia. Il contrappeso, nella stessa pagina della SIdP, è altrettanto esplicito: descrivendo l’ascesso parodontale, la Società osserva che si manifesta con sintomi clinici facilmente rilevabili e che, se trattato correttamente, ha un decorso complessivo piuttosto breve.20 Questo dato riguarda l’ascesso parodontale e non definisce i tempi dell’ascesso periapicale: origine, estensione e condizioni cliniche richiedono una valutazione individuale.

Il criterio pratico resta quindi uno: appena individuati segni e sintomi dell’ascesso è essenziale recarsi dal proprio odontoiatra o medico di riferimento.14 Con una precisazione che tengo a fare io, perché è la ragione per cui ho scritto questa sezione: quando compaiono difficoltà a respirare o a deglutire, un gonfiore che si estende al viso o al collo, oppure febbre alta, non si aspetta l’appuntamento in studio. In quel caso si va subito al pronto soccorso, perché è la respirazione a dover essere valutata per prima, e la cura del dente viene dopo.

C’è infine una via di estensione meno conosciuta: sul portale della SIdP si legge che la radice di alcuni denti dell’arcata superiore si trova nei pressi del seno mascellare, che l’infezione di un molare o premolare in questa zona può estendersi lungo il canale radicolare e provocare l’infiammazione anche del seno, e che l’infezione dei denti è a volte asintomatica.21 È il motivo per cui una sinusite che non guarisce merita, a volte, anche uno sguardo ai denti.

Perché un farmaco non basta a chiudere la partita?

Parlando di un quadro vicino, la fistola gengivale, la SIdP scrive che è fondamentale affidarsi a professionisti in grado di eseguire una diagnosi accurata ed evitare di cominciare terapie antibiotiche empiriche prima del consulto, perché potrebbero non essere necessarie:22 il principio è lo stesso qui, ed è anzi più stringente, perché finché non si sa da dove parte l’infezione non si sa nemmeno che cosa si sta trattando.

E quando i farmaci vengono impiegati, antibiotici e antinfiammatori intervengono sui sintomi alleviandoli, ma non eliminano la causa dell’ascesso: per quello scopo è necessario un intervento specifico, che può avvenire solo dopo una corretta diagnosi e prognosi.23

In pratica un farmaco può abbassare il dolore, ma il pus e la sua origine restano dove sono: è la ragione per cui capita che una persona arrivi in studio settimane dopo, convinta di essere guarita. Quale farmaco, quando e per quanto tempo è una decisione clinica che si prende sul singolo paziente: non è una cosa che si possa generalizzare in un articolo.

Come si cura un ascesso dentale?

Prima della terapia viene la diagnosi, e non è una formula di cortesia: è la fonte stessa a legare il trattamento all’eziologia,22 e qui l’eziologia decide se si entra nel dente o nei tessuti che lo circondano.

Quando l’origine è pulpare la strada è la terapia canalare, che la SIE definisce il trattamento che permette di salvare dall’estrazione il dente in caso di infezione o dolore pulpare: consiste nella rimozione più completa possibile della polpa dentaria per tutta la lunghezza delle radici, dopodiché i canali vengono allargati, cioè sagomati, detersi e infine otturati con materiale idoneo, in modo da rendere indisponibile lo spazio vuoto ai batteri.24 Sempre secondo la SIE, la procedura, se eseguita correttamente, ha una percentuale di successo molto elevata e permette di mantenere il dente naturale in maniera predicibile.25

C’è un dettaglio che i pazienti spesso non si aspettano. Un dente sottoposto al trattamento endodontico perde una parte della sua resistenza strutturale, e la SIE precisa che questo accade soprattutto a causa della carie profonda o della frattura che ha determinato la lesione; per questo deve essere ricostruito adeguatamente oppure ricoperto da una protesi dentaria, come un intarsio, una corona o una capsula.26 Detto altrimenti, in questo quadro la devitalizzazione interviene su un dente già compromesso, e la ricostruzione fa parte della cura.

Sui risultati la SIdP riporta un dato con le sue condizioni: quando il test criogenico individua un elemento dentale con polpa necrotica che ha determinato un ascesso dentale, è necessario effettuare una terapia canalare, cioè la devitalizzazione, per risolvere l’ascesso, con un successo del 98% circa dei casi.16 È una percentuale riferita a quel preciso quadro clinico, non una previsione sul singolo caso, che dipende sempre dalla valutazione clinica personalizzata.

Non tutti i denti però si possono conservare, e non tutti quelli che sembrano persi lo sono davvero. La SIdP distingue: nei casi di frattura verticale o di fallimento endodontico con prognosi sfavorevole il trattamento di elezione è l’estrazione del dente; quando invece il fallimento endodontico ha una prognosi favorevole, la terapia indicata è il ritrattamento endodontico del dente, da associare a un trattamento restaurativo dello stesso.27 È una delle ragioni per cui un dente già devitalizzato che dà problemi non va dato per perso prima della valutazione.

Se invece l’origine si rivela parodontale, il percorso è un altro, quello della terapia parodontale non chirurgica sopra e sotto gengivale, che rappresenta lo step 1 e lo step 2 per la cura della parodontite:28 ne ho scritto nell’approfondimento sull’ascesso gengivale e nella guida su come si cura la parodontite. Anche nei bambini vale lo stesso principio, con la valutazione affidata al dentista o al pedodontista.29

Si può prevenire un ascesso dentale?

In buona parte sì, e la prevenzione dell’ascesso coincide con quella della carie e della malattia parodontale: mantenere una corretta igiene orale è il primo passo per evitare l’insorgenza di complicanze dentali e parodontali, e risulta di fondamentale importanza limitare i fattori di rischio associati alla malattia parodontale, come il fumo di sigaretta.30

L’altra metà della prevenzione è l’intercettazione precoce. Poiché una carie profonda può raggiungere la polpa e contribuire alla formazione di un ascesso,5 individuarla e trattarla precocemente riduce questo rischio. E poiché un gonfiore può avere origini molto diverse fra loro, resta valido un criterio generale: qualsiasi gonfiore a livello delle gengive richiede la valutazione attenta da parte di uno specialista.31

Domande frequenti sull’ascesso dentale

Un ascesso dentale si risolve senza cure?

No. Secondo la SIdP l’ascesso non passa da solo e temporeggiare significa solamente esporsi a possibili rischi e complicanze anche piuttosto gravi per la salute dei denti e dell’organismo.14  Appena compaiono i segni è essenziale recarsi dal proprio odontoiatra o medico di riferimento.14

Il dolore è sparito da solo: vuol dire che è guarito?

Non necessariamente. Il tessuto può lacerarsi facendo fuoriuscire il pus,12 e quando il drenaggio si stabilizza in una fistola l’assenza di dolore è proprio una conseguenza di quel drenaggio.13 Il dolore che si spegne indica quindi che la pressione è calata, non che l’infezione sia risolta.14

Un ascesso dentale può diventare pericoloso?

Può diventarlo se l’infezione si estende: a seconda della posizione del dente può interessare i tessuti molli o altre strutture, con gonfiore della mandibola, del pavimento della bocca o delle guance,17 e il Manuale MSD segnala che le infezioni che si diffondono fino a interessare le vie aeree possono essere gravi e persino potenzialmente letali.18 La SIdP elenca fra le complicanze di un’infezione non trattata adeguatamente osteomielite, trombosi del seno cavernoso e setticemia.19 Per questo, se compaiono difficoltà a respirare o a deglutire, un gonfiore che si estende al viso o al collo, oppure febbre alta, la valutazione va cercata subito al pronto soccorso, non in agenda.

Che differenza c’è tra ascesso dentale e ascesso gengivale?

La differenza è l’origine. L’ascesso dentale, o periapicale, è una raccolta di pus alla radice di un dente1 e nasce quando i batteri raggiungono la polpa, tipicamente attraverso una carie profonda o un dente fessurato.2 L’ascesso parodontale, che comunemente si chiama gengivale, è invece un accumulo localizzato di pus nei tessuti che circondano la radice del dente.15 Quando la causa è la necrosi della polpa dovuta a una carie profonda della dentina, precisa la SIdP, si parla di ascesso dentale e non parodontale.6 La distinzione la fa il professionista, e cambia la terapia.

Conclusione: un’infezione che chiede una diagnosi, non un’attesa

L’ascesso dentale è una raccolta di pus alla radice di un dente, quasi sempre conseguenza di un’infezione che ha raggiunto la polpa attraverso una carie profonda o un dente fessurato.1 2 Dà segnali riconoscibili, a cominciare dal dolore costante che peggiora masticando,9 e proprio quando quei segnali si attenuano, perché il pus ha trovato una via di uscita,12 il rischio di rimandare diventa più alto. Nella mia esperienza clinica il momento in cui il dolore si spegne è spesso quello in cui l’appuntamento viene disdetto, ed è invece il momento in cui la visita serve di più.

Presso il nostro Studio la valutazione di queste condizioni parte dalla distinzione fra origine dentale e origine parodontale, perché è quella che indirizza il percorso di cura, definito sulla base della valutazione clinica personalizzata; della cura dei tessuti di sostegno si occupa la parodontologia. Se hai un dolore che peggiora masticando, un gonfiore vicino a un dente o una piccola bolla che va e viene sulla gengiva, prenota una visita presso lo Studio Odontoiatrico Dott.ssa Daniela Coretti a Roma Prati. Se il dolore è in corso e non può aspettare, puoi telefonare direttamente allo studio al 06 3972 9759.

Articolo a cura e revisione clinica della Dott.ssa Daniela Coretti (Odontoiatra, Albo di Roma n. 2793).

Fonti a supporto

Le affermazioni cliniche di questo articolo provengono da tre enti: il Manuale MSD, enciclopedia medica pubblicata anche in una versione dedicata ai pazienti; la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), il principale ente scientifico italiano di riferimento per la salute di gengive e denti, attraverso il portale informativo gengive.org; la Società Italiana di Endodonzia (SIE), l’ente scientifico italiano che si occupa della cura dell’interno del dente. Per ogni numero, il link apre la fonte già evidenziata sul passaggio esatto.

  1. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale», rev. novembre 2024: «Un ascesso periapicale è una raccolta di pus alla radice di un dente, solitamente dovuta a un’infezione diffusasi dal dente ai tessuti circostanti.» apri la fonte
  2. Manuale MSD (versione per i pazienti), «I fatti in Breve: Ascesso dentale», rev. marzo 2024, agg. luglio 2025: «Un ascesso dentale è causato da batteri che arrivano alla polpa del dente o nella gengiva che circonda il dente. La polpa può diventare infetta in presenza di una carie profonda o di un dente fessurato.» apri la fonte
  3. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale»: «L’organismo attacca un’infezione con un grande numero di globuli bianchi. Il pus è l’accumulo di questi globuli bianchi, tessuto morto e batteri.» apri la fonte
  4. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale»: «In genere, il pus dell’infezione di un dente si diffonde dalla punta della radice fino alle gengive, quindi le gengive si gonfiano in prossimità della radice del dente.» apri la fonte
  5. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento», agg. 01/06/2026: «Quando una carie profonda arriva alla polpa del dente si origina una pulpite che, se non trattata tempestivamente, può originare un ascesso a livello radicolare; questo, a sua volta, nella maggior parte dei casi, produce una fistola gengivale nell’area circoscritta all’apice radicolare;» apri la fonte
  6. SIdP (gengive.org), «Ascesso parodontale: perché si forma e come si cura», agg. 13/06/2024: «Le principali cause di sviluppo di un ascesso parodontale possono essere: fratture o lesioni della radice; placca e tartaro accumulati nelle sedi sottogengivali, profonde nei casi di grave parodontite; carie profonde della dentina, che hanno causato la necrosi della polpa dentaria (in questo caso si parla di un ascesso dentale, non parodontale).» apri la fonte
  7. SIE (endodonzia.it), «Mi è stato diagnosticato un “granuloma apicale”. Ma che cos’è un granuloma apicale? E’ un tumore?», 30/08/2024: «Un granuloma può formarsi nell’osso intorno alle radici di un dente ed è una reazione infiammatoria normale allo stimolo infettivo (tossine e batteri) proveniente dall’interno della radice (canali radicolari).» apri la fonte
  8. SIE (endodonzia.it), «Mi è stato diagnosticato un “granuloma apicale”…»: «Si oppone alla diffusione dell’infezione a tutto l’organismo e non è quindi un tumore.» apri la fonte
  9. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale»: «Il gonfiore provocato dal pus è spesso la causa di intenso dolore costante che peggiora durante la masticazione.» apri la fonte
  10. Manuale MSD (versione per i pazienti), «I fatti in Breve: Ascesso dentale»: «Un ascesso dentale provoca: Costante dolore che peggiora masticando; Sensibilità a cibi caldi o freddi; Gonfiore delle gengive; a volte, febbre; A volte, gonfiore della mandibola, del pavimento della bocca o delle guance; Talvolta, difficoltà ad aprire la bocca o a inghiottire» apri la fonte
  11. SIdP (gengive.org), «Gengiva gonfia: ho la parodontite?», agg. 13/06/2024: «Il gonfiore gengivale, spesso generalizzato, in presenza di scarsa igiene orale e, a volte, di contrazione dell’altezza delle gengive, può essere dovuto ad un problema di gengivite e/o parodontite. Talvolta invece, la gengiva gonfia, in corrispondenza di un dente, può essere causata dalla necrosi della polpa del singolo dente, ad esempio per causa cariosa. Nei casi più rari, invece, la gengiva può gonfiarsi per cambiamenti ormonali o quando il paziente assume alcune categorie di farmaci.» apri la fonte
  12. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale»: «Infine, il tessuto può lacerarsi, facendo fuoriuscire il pus.» apri la fonte
  13. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento»: «La presenza della fistola, specialmente in un dente non vitale (devitalizzato), può associarsi a un’assenza di sintomatologia dolorosa: in questo caso, la comunicazione tra la zona infetta e il cavo orale contribuisce al drenaggio dell’essudato purulento e quindi a una diminuzione della sintomatologia.» apri la fonte
  14. SIdP (gengive.org), «Ascesso parodontale: perché si forma e come si cura»: «Appena individuati segni e sintomi dell’ascesso è essenziale recarsi dal proprio odontoiatra o medico di riferimento: è bene sapere che l’ascesso non passa da solo e temporeggiare significa solamente esporsi a possibili rischi e complicanze anche piuttosto gravi per la salute dei denti e dell’organismo.» apri la fonte
  15. SIdP (gengive.org), «Ascesso parodontale: perché si forma e come si cura»: «L’ascesso parodontale è un accumulo localizzato di pus situato nei tessuti che circondano la radice del dente, denominati tessuti parodontali.» apri la fonte
  16. SIdP (gengive.org), «Gengiva gonfia: ho la parodontite?»: «Se invece, mediante il test criogenico (del freddo), si individua un elemento dentale con polpa necrotica che ha determinato un ascesso dentale, è necessario effettuare una terapia canalare (devitalizzazione) per risolvere completamente l’ascesso, nel con un successo del 98% circa dei casi.» apri la fonte
  17. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale»: «A seconda della posizione del dente, l’infezione può estendersi ai tessuti molli (cellulite) o ad altre strutture, causando gonfiore della mandibola, del pavimento della bocca o delle guance.» apri la fonte
  18. Manuale MSD (versione per i pazienti), «Ascesso periapicale»: «Le infezioni che si diffondono fino a interessare le vie aeree possono essere gravi e persino potenzialmente letali.» apri la fonte
  19. SIdP (gengive.org), «Ascesso parodontale: perché si forma e come si cura»: «È fondamentale non ignorare i sintomi di un ascesso dentale poiché l’infezione, se non trattata adeguatamente, può danneggiare non solo il dente e i tessuti che lo circondano, ma anche provocare complicanze più gravi come osteomielite, trombosi del seno cavernoso o addirittura una setticemia.» apri la fonte
  20. SIdP (gengive.org), «Ascesso parodontale: perché si forma e come si cura»: «La presenza di batteri rende indispensabile l’intervento di un odontoiatra, la cui possibilità di agire tempestivamente incide molto anche sulla durata dell’ascesso. Questo, infatti, si manifesta con sintomi clinici facilmente rilevabili e, se trattato correttamente, ha un decorso complessivo piuttosto breve.» apri la fonte
  21. SIdP (gengive.org), «Sinusite e mal di denti: quale correlazione?», agg. 19/07/2024: «la radice di alcuni denti dell’arcata superiore si trova nei pressi del seno mascellare.» […] «L’infezione di un molare o premolare in questa zona può estendersi lungo il canale radicolare e provocare l’infiammazione anche del seno. Spesso non si è in grado di risalire alla causa effettiva della sinusite, in quanto l’infezione dei denti è a volte asintomatica, rendendo difficile la diagnosi precoce della sinusite odontogena» apri la fonte
  22. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento»: «Il trattamento delle fistole gengivali varia a seconda della sua eziologia, pertanto, è fondamentale affidarsi a professionisti in grado di eseguire una diagnosi accurata ed evitare di cominciare terapie antibiotiche empiriche prima del consulto: potrebbero non essere necessarie.» apri la fonte
  23. SIdP (gengive.org), «Ascesso parodontale: perché si forma e come si cura»: «entrambe le tipologie di farmaci, però, intervengono sui sintomi alleviandoli, ma non eliminano la causa dell’ascesso; per questo scopo è necessario un intervento specifico, che può avvenire solo dopo una corretta diagnosi e prognosi.» apri la fonte
  24. SIE (endodonzia.it), «La devitalizzazione o cura canalare si fa sui canali della radice del dente?», 30/08/2024: «La cura canalare (propriamente terapia endodontica, conosciuta anche come devitalizzazione) è il trattamento che permette di salvare dall’estrazione il dente in caso di infezione / dolore pulpare. Consiste nella rimozione più completa possibile della polpa dentaria (“nervo”) per tutta la lunghezza delle radici. I canali delle radici dentali vengono allargati (sagomati), detersi e infine otturati con materiale idoneo, in modo da rimuovere la polpa ormai degenerata e rendere indisponibile lo spazio vuoto ai batteri.» apri la fonte
  25. SIE (endodonzia.it), «La devitalizzazione o cura canalare si fa sui canali della radice del dente?»: «Tale procedura, se eseguita correttamente, ha una percentuale di successo molto elevata e permette quindi di mantenere il dente naturale in maniera predicibile.» apri la fonte
  26. SIE (endodonzia.it), «Sono andato dal mio dentista che mi ha proposto una cura canalare su un dente che aveva il nervo scoperto. In che cosa consiste?», 30/08/2024: «Un dente sottoposto al trattamento endodontico perde una parte della sua resistenza strutturale – questo soprattutto a causa della carie profonda / frattura che ha determinato la lesione – e per questo deve essere ricostruito adeguatamente o ricoperto da una protesi dentaria (intarsio, corona, capsula) per evitare che si possa fratturare.» apri la fonte
  27. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento»: «In caso di frattura verticale o fallimenti endodontici (quadri clinici con una prognosi sfavorevole), il trattamento di elezione è l’estrazione del dente; in casi di fallimento endodontico con prognosi favorevole, invece, la terapia ideale è il ritrattamento endodontico del dente coinvolto, da associare con un trattamento restaurativo del dente stesso;» apri la fonte
  28. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento»: «In presenza di ascesso parodontale il paziente dovrà procedere con la terapia non chirurgica sopra e sotto gengivale che rappresentano lo step 1 e step 2 per la cura della parodontite.» apri la fonte
  29. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento»: «Nei pazienti più piccoli le cause alla base di fistole gengivali sono le medesime» […] «è essenziale una valutazione da parte del dentista o dello specialista di fiducia (pedodontista).» apri la fonte
  30. SIdP (gengive.org), «Fistola gengivale: diagnosi, cause e trattamento»: «mantenere una corretta igiene orale è il primo passo per evitare l’insorgenza di complicanze dentali e parodontali tra le quali possiamo annoverare le fistole gengivali, così come risulta di fondamentale importanza limitare i fattori di rischio associati alla malattia parodontale, come il fumo di sigaretta.» apri la fonte
  31. SIdP (gengive.org), «Gengiva gonfia: ho la parodontite?»: «Qualsiasi gonfiore a livello delle gengive richiede la valutazione attenta da parte di uno specialista.» apri la fonte