Ciuccio e denti: che cosa sappiamo sullo sviluppo del morso

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Ciuccio e denti: che cosa sappiamo sullo sviluppo del morso

Il ciuccio può essere una fonte di conforto per un bambino piccolo.1 Quando l’abitudine continua nel tempo, molti genitori si chiedono se cambierà la posizione dei denti o il modo in cui le arcate si incontrano. Le fonti pediatriche indicano l’uso protratto del ciuccio fra le possibili influenze sullo sviluppo del morso, non come una diagnosi né come una conseguenza certa per ogni bambino.1 2 La domanda utile è che cosa si può davvero concludere osservando una bocca in crescita e quando parlarne con un professionista.

La guida ai denti da latte tratta numero, eruzione e permuta. Qui non ripetiamo quel calendario: ci concentriamo sull’abitudine di suzione, sui limiti degli studi e sul significato di una valutazione individuale.

In che modo il ciuccio può riguardare denti e palato?

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù descrive la suzione come un comportamento naturale dei primi anni e il ciuccio come possibile oggetto di conforto.1 Nella stessa pagina indica che un uso prolungato può influire sullo sviluppo della bocca e della dentizione.1 In un altro approfondimento include il ciuccio protratto e la suzione del dito fra le influenze esterne possibili sulle malocclusioni.2

«Malocclusione» è un termine ampio: descrive un rapporto non armonico fra denti e arcate, che può avere caratteristiche e conseguenze diverse.2 Non coincide con «denti storti» visti in una fotografia. Lo specialista valuta la situazione del singolo bambino e decide se servono accertamenti o se è sufficiente seguire l’evoluzione.2

Il ciuccio non è l’unica spiegazione possibile di un’alterazione del morso.2 Il Bambino Gesù ricorda anche la predisposizione familiare e altre influenze.2 Per questo il fatto che un bambino usi il ciuccio non permette di prevedere come saranno i suoi denti; e una variazione osservata non permette, da sola, di attribuirne la causa a quell’abitudine.

Che cosa mostrano gli studi sull’uso protratto?

Una revisione scientifica pubblicata nel 2024 ha raccolto 21 studi osservazionali su abitudini di suzione, compresi ciuccio e dito, e su diversi tipi di malocclusione in bambini piccoli.3 Alcuni studi hanno trovato un’associazione fra persistenza o frequenza dell’abitudine e determinate alterazioni del morso.3 Questo è un motivo per prendere sul serio la domanda dei genitori, ma la parola chiave è associazione.

Gli studi osservazionali descrivono ciò che si verifica insieme in gruppi di bambini; non assegnano casualmente a un bambino l’uso del ciuccio per dimostrare un rapporto di causa ed effetto.3 La revisione segnala limiti nel modo in cui durata e intensità delle abitudini sono state misurate e nella considerazione di altri fattori che possono influire sui risultati.3 Quindi non consente di calcolare il rischio di una singola persona né di dichiarare che un certo numero di mesi provocherà una malocclusione.

La ricerca comprende anche esposizioni diverse: suzione del dito, alimentazione al seno o con biberon e ciuccio non sono intercambiabili.3 In questa pagina usiamo la revisione soltanto per la domanda sull’associazione fra abitudine di suzione non nutritiva e morso. Non trasferiamo al ciuccio conclusioni su allattamento, biberon o interventi studiati per smettere di succhiare il dito.

Conta di più la durata o la frequenza?

La revisione esamina entrambe le dimensioni in studi diversi: per alcuni è stata registrata la durata dell’abitudine, per altri la frequenza, per altri ancora entrambe.3 Ciò non restituisce una soglia pratica unica che un genitore possa applicare a casa. Dire «lo usa da molto» o «solo per addormentarsi» può descrivere una situazione, ma non sostituisce l’osservazione del morso e della crescita.

Il messaggio non è misurare ogni minuto con ansia. È evitare due conclusioni troppo nette: che un uso breve non possa mai essere rilevante, oppure che un uso prolungato abbia sicuramente già causato un danno. La revisione autorizza una lettura prudente delle associazioni di gruppo, non un verdetto individuale.3 Se il genitore ha un dubbio concreto, raccontare al professionista come l’abitudine si presenta nella vita del bambino offre un contesto migliore di una regola letta online.

Esiste un’età entro cui togliere il ciuccio per proteggere i denti?

Le fonti consultate non permettono di fissare qui una scadenza odontoiatrica universale. Il Bambino Gesù parla di un possibile abbandono graduale e nota che alcuni bambini smettono spontaneamente intorno ai due o tre anni.1 Nella stessa pagina compare l’intervallo fra sei e dodici mesi, ma la motivazione indicata riguarda la riduzione delle otiti: usarlo come soglia per prevenire malocclusioni cambierebbe il significato della fonte.1

La Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI) menziona alcune abitudini legate al ciuccio fra gli aspetti che un professionista può intercettare nella valutazione della bocca del bambino.4 Non offre, in quel passaggio, una prova che una determinata forma o dimensione del ciuccio elimini il rischio per tutti. Per un genitore la distinzione è importante: il consiglio su quel bambino nasce dal quadro osservato, non dal nome commerciale «ortodontico» su una confezione.

Questa pagina non dà istruzioni per togliere il ciuccio né propone un apparecchio. Anche una revisione Cochrane sugli interventi per interrompere abitudini di suzione ha studiato, nei trial inclusi, soltanto la suzione del dito, non l’abbandono del ciuccio.5 I risultati di quegli interventi non vanno trasferiti al bambino che usa il ciuccio.

Quando è utile parlarne con un professionista?

Se i genitori sono preoccupati per il modo in cui i denti si incontrano o per un’abitudine che persiste, una valutazione può chiarire che cosa si osserva e se occorre seguire l’evoluzione.2 Il Bambino Gesù distingue il notare una possibile alterazione dal decidere se siano necessari accertamenti o terapia: quest’ultima è una scelta dello specialista caso per caso.2

Preparare una domanda concreta aiuta: da quanto tempo l’abitudine è presente, in quali momenti il bambino cerca il ciuccio e che cosa ha attirato l’attenzione sul morso. Non sono criteri per farsi una diagnosi, ma informazioni da riferire a chi valuta il bambino. Nessuna foto online può dire se un apparecchio serva, quale debba essere o quando iniziare.

Se il dubbio riguarda soprattutto come si incontrano le arcate, il confronto con un professionista può chiarire se l’osservazione richiede un approfondimento ortodontico. Questo non equivale a dire che ogni bambino che usa il ciuccio abbia bisogno di un trattamento: la valutazione parte da ciò che si osserva nel singolo caso.2

Domande frequenti su ciuccio e denti

Tutti i bambini che usano il ciuccio avranno i denti storti?

No. Le fonti parlano di una possibile influenza e di associazioni osservate in gruppi di bambini, non di un effetto certo nel singolo caso.2 3 Anche altri fattori possono contribuire al morso.

Un ciuccio definito «ortodontico» elimina il rischio?

Le fonti usate qui non dimostrano che un’etichetta o una forma garantisca uno sviluppo del morso senza problemi. La SIOI menziona forma e dimensioni fra le abitudini da valutare, non come certificazione di sicurezza universale.4

Se il bambino smette di usare il ciuccio, il morso torna sempre a posto?

Non è possibile prometterlo senza valutazione. Le fonti mostrano che i rapporti fra abitudine e morso variano e che il professionista decide caso per caso se seguire o approfondire una situazione osservata.2 3

Conclusione: una domanda individuale, non una scadenza unica

Un uso protratto del ciuccio è fra le possibili influenze sullo sviluppo del morso e negli studi compare associato ad alcune malocclusioni.2 3 La relazione non consente di diagnosticare un bambino né di prescrivere a tutti la stessa età di sospensione. Se l’abitudine o il morso suscitano dubbi, descrivere ciò che si osserva a un professionista permette di ricevere una valutazione pertinente al caso, senza trasformare una media di ricerca in una regola familiare. Per conoscere il percorso di valutazione ortodontica dello Studio, puoi consultare la pagina dedicata all’ortodonzia.

Autrice: Dott.ssa Daniela Coretti.

Fonti a supporto

  1. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, apri la fonte, aggiornato 26/04/2022 da materiale 2017: «L’abbandono del ciuccio» e «Quali sono gli svantaggi». Consultato 26/09/2026. L’intervallo 6–12 mesi nella fonte riguarda le otiti.
  2. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, apri la fonte, aggiornato 05/01/2021: definizione, cause e valutazione specialistica. Consultato 26/09/2026.
  3. Sadoun C et al., apri la fonte, *Journal of Clinical Pediatric Dentistry* 2024;48(2):4–18, DOI 10.22514/jocpd.2024.029: studi osservazionali e limiti metodologici. Consultata 26/09/2026.
  4. SIOI — Società Italiana di Odontoiatria Infantile, apri la fonte, senza data di aggiornamento esposta: passaggio sulle abitudini con ciucci. Consultato 26/09/2026.
  5. Cochrane, apri la fonte, 2015, ricerca fino al 08/10/2014: i trial inclusi studiano la suzione del dito. Consultata 26/09/2026.