Sbiancamento dei denti: che risultato aspettarsi e che cosa non può fare

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Sbiancamento dei denti: che risultato aspettarsi e che cosa non può fare

Lo sbiancamento dei denti è un trattamento cosmetico che agisce sul colore del dente attraverso sostanze chimiche a base di perossido.1 La definizione è riportata dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP). Chi cerca informazioni sullo sbiancamento vuole spesso capire quale cambiamento sia possibile. Per decidere, serve sapere anche quando il trattamento può non essere indicato. In questo articolo vediamo come agisce lo sbiancamento, quale risultato le fonti scientifiche autorizzano ad attendersi, che cosa non è in grado di fare e in quali situazioni non si esegue.

Che cos'è lo sbiancamento dentale e come agisce?

La SIdP descrive una procedura professionale in cui si applica un gel a base di perossido di idrogeno o di carbamide sulla superficie dei denti; nella tecnica descritta, una fonte luminosa accompagna l'attivazione del gel.2 È una descrizione di quella procedura, non una regola per ogni trattamento in studio o a casa. Lo scopo è modificare il colore del dente attraverso reazioni chimiche.1 2

La SIdP descrive lo stesso meccanismo anche in un secondo documento, rivolto a chi ha problemi gengivali, e lo chiama ossidoriduzione.1 L'ossigeno liberato penetra sulla superficie dei denti ed è in grado di schiarire e dissolvere le pigmentazioni.1

La SIdP indica che il trattamento può riportare i denti verso il loro colore naturale o schiarirli ulteriormente.3 Non è una promessa di risultato: la stessa fonte precisa che il livello di schiarimento non può essere previsto con certezza.4

Perché i denti cambiano colore?

Il colore dei denti dipende anche da caratteristiche individuali e sostanze pigmentanti come tabacco, caffè e tè.5 6 La guida alle macchie sui denti approfondisce le cause; quella alla pulizia dei denti descrive la rimozione delle macchie superficiali. Lo sbiancamento chimico affrontato qui è una questione diversa.7

Che risultato ci si può realisticamente attendere?

È una domanda decisiva prima del trattamento. La SIdP scrive che non si può avere una previsione sicura del livello di sbiancamento che si andrà a ottenere.4 Non è una cautela di stile. La fonte elenca cinque fattori che concorrono all'imprevedibilità di questo trattamento: l'età, l'alimentazione, lo stile di vita, l'infiammazione delle gengive e i fattori genetici ed ereditari.4

Questi fattori rendono utile una valutazione del singolo caso. La fonte non autorizza una promessa sul livello di schiarimento che ciascuna persona otterrà.

Una revisione Cochrane del 2018 ha raccolto 71 studi randomizzati su 3.780 adulti, limitati ai prodotti chimici usati a casa: non valuta i trattamenti eseguiti in studio.7 Il dato sulla qualità della vita orale non ha mostrato differenze negli studi inclusi, ma non misura il valore personale attribuito al sorriso; la certezza complessiva delle prove è bassa o molto bassa.8 23

Che cosa lo sbiancamento non può fare?

Un limite pratico riguarda i restauri già presenti. La SIdP scrive che ponti, corone e restauri non possono essere sbiancati.9 Alla fine del trattamento quei manufatti non si uniformeranno al nuovo colore dei denti naturali.9

Il secondo documento SIdP ripete il concetto e aggiunge un elemento. Lo sbiancamento non agisce né su corone protesiche né su otturazioni, e lo stato di salute gengivale è una condizione imprescindibile per eseguire questo trattamento estetico.10

Chi ha un'otturazione o una corona visibile sui denti anteriori deve sapere che quel restauro non cambia colore come il dente naturale.9 10 Il risultato complessivo va valutato prima, senza presumere quanto si schiariranno gli altri denti.

Esiste poi un terzo caso, che riguarda da vicino i pazienti con una storia parodontale alle spalle. Dopo il trattamento della parodontite può esserci una recessione gengivale con esposizione della radice, che appare più scura.11 In quella zona, priva di smalto dentale, il prodotto sbiancante non si applica, ed è quindi bene valutare insieme al professionista i probabili risultati estetici.11 La guida alla recessione gengivale spiega quel problema separatamente.

Sensibilità e irritazione: quali effetti indesiderati sono possibili?

Il primo è la sensibilità dentinale. Si può andare incontro a sensibilità sia durante il trattamento sia subito dopo: la SIdP indica di informare tempestivamente il dentista.12 La guida ai denti sensibili approfondisce il sintomo.

Il secondo è l'irritazione delle gengive e dei tessuti molli, che il gel a base di perossido di idrogeno può causare durante la procedura.13 La SIdP descrive l'uso di materiali di protezione monouso per le mucose, chiamati dighe.14

Sulla frequenza e sulla gravità di questi effetti la revisione Cochrane, sempre nel perimetro dello sbiancamento domiciliare,7 offre una misura utile. Nei trial inclusi gli eventi avversi più comuni sono stati sensibilità dentale e irritazione orale, riferiti con concentrazioni più alte di principio attivo; gli effetti osservati in quei trial sono stati lievi e transitori.15 Va detto che quella revisione non riporta dati sul danno allo smalto, e le fonti qui consultate non consentono di promettere assenza di danno allo smalto in ogni situazione.

Quando lo sbiancamento non si fa?

Prima di procedere è fondamentale un'accurata valutazione del cavo orale.16 È il passaggio che decide se il trattamento si può eseguire, e quando.

La SIdP riporta gravidanza, allattamento e allergia ai perossidi fra le controindicazioni.17 Per l’età va considerato anche il vincolo normativo sul prodotto usato: il regolamento UE sui cosmetici vieta l’uso su persone sotto i 18 anni dei prodotti sbiancanti che contengono o rilasciano più dello 0,1% e non oltre il 6% di perossido di idrogeno, inclusi i composti che lo rilasciano.25 La restrizione riguarda questa categoria e queste concentrazioni; non è una regola da estendere senza verifica a ogni prodotto. Il professionista deve valutare il prodotto e il caso concreto.

Esiste poi una situazione diversa, in cui il trattamento non è escluso ma va rimandato. In presenza di una gengivite o di una parodontite bisognerà prima di tutto trattare la malattia, e solo successivamente si può pensare a eseguire uno sbiancamento.18 La fonte è esplicita nel dire che non è consigliato sottoporsi a un trattamento di sbiancamento con gengive infiammate o parodontite.18 Del resto, come abbiamo visto, lo stato di salute gengivale è una condizione imprescindibile per questo trattamento.10

Il percorso estetico, in questi casi, viene dopo la valutazione e il trattamento della malattia gengivale. Le guide alla gengivite e alla cura della parodontite approfondiscono i due quadri.

Sbiancamento in studio, a casa o fai-da-te: che cosa dicono le prove?

È utile distinguere tre situazioni: trattamento in studio, trattamento domiciliare supervisionato e prodotto acquistato autonomamente.

La SIdP scrive che la procedura può essere eseguita nello studio dentistico oppure a casa, ma comunque sotto la supervisione dell'igienista dentale o dell'odontoiatra.19 Saranno infatti i professionisti a valutare preventivamente le condizioni di salute di denti e gengive.19 Aggiunge che i tempi di applicazione e le concentrazioni del principio attivo variano in base al dente e alle pigmentazioni intrinseche, cioè quelle che stanno dentro il dente.20 Lo sbiancamento domiciliare, quindi, non coincide con il fai-da-te: nella descrizione della società scientifica resta un trattamento supervisionato.

La revisione Cochrane ha studiato proprio i prodotti da usare a casa, siano essi prescritti dal dentista o acquistati da banco.7 Il suo risultato principale va riportato con le parole che gli autori hanno scelto. Alcuni studi suggeriscono che i prodotti sbiancanti usati a casa schiariscano i denti rispetto a un placebo, su un periodo breve che va da due settimane a sei mesi.21 La certezza delle prove, però, è bassa o molto bassa.21 Sul confronto fra i vari prodotti la revisione è ancora più prudente. Le prove oggi disponibili non bastano a trarre conclusioni affidabili su quale composizione, metodo di applicazione, concentrazione, tempo di posa o durata d'uso sia superiore agli altri.22

Il motivo di tanta cautela lo dichiarano gli autori stessi. La certezza complessiva delle prove è stata bassa o molto bassa per tutti i confronti.23 Il motivo è che la maggior parte di essi proveniva da singoli studi, con campioni ed eventi di piccole dimensioni.23 In quasi tutti, inoltre, il rischio di distorsione non era chiaro.23 Va aggiunto che quella revisione è del 2018 e la ricerca considerata si ferma a giugno dello stesso anno.7

Il prodotto acquistato e usato senza una valutazione del cavo orale è una scelta diversa dal percorso supervisionato. La revisione Cochrane include anche prodotti acquistati da banco, ma non stabilisce quale composizione o metodo sia superiore; non è una valutazione di idoneità per una persona specifica.7 22

Domande frequenti sullo sbiancamento dei denti

Quanto dura lo sbiancamento dei denti?

La revisione Cochrane ha osservato i risultati dei prodotti domiciliari in studi con finestre da due settimane a sei mesi.21 Questo intervallo descrive l'osservazione degli studi, non la durata individuale dello sbiancamento. Le fonti qui consultate non consentono di promettere un numero di mesi o anni valido per tutti. La durata va discussa nel caso concreto, senza trasformare la finestra di osservazione degli studi in una promessa di persistenza.

Lo sbiancamento rovina lo smalto?

Le fonti consultate descrivono soprattutto sensibilità dentale e irritazione dei tessuti orali; non sono una prova che lo smalto non possa subire danni in nessun caso. La SIdP indica la sensibilità dentinale durante e subito dopo il trattamento12 e l'irritazione di gengive e tessuti molli.13 La revisione Cochrane, limitata allo sbiancamento domiciliare,7 ha osservato soprattutto sensibilità dentale e irritazione orale, con frequenza maggiore alle concentrazioni più alte; nei trial tali effetti erano lievi e transitori.15 Su eventuali effetti sullo smalto occorre evitare sia una promessa di sicurezza assoluta sia un'affermazione di danno che queste fonti non documentano.

Posso fare lo sbiancamento se ho le gengive infiammate?

No, e il motivo è che l'ordine dei passaggi conta. In presenza di una gengivite o di una parodontite bisognerà prima di tutto trattare la malattia, e solo successivamente si può pensare a eseguire uno sbiancamento.18 Lo stato di salute gengivale è una condizione imprescindibile per questo trattamento.10 C'è anche una conseguenza estetica da valutare: dopo il trattamento della parodontite può esserci una recessione gengivale, la radice esposta appare più scura e in quella zona il prodotto sbiancante non si applica.11

Le strisce e i kit del supermercato funzionano?

Le prove disponibili non permettono di rispondere con una parola sola. La revisione Cochrane riguarda i prodotti usati a casa,7 e conclude che le prove non bastano a stabilire quale composizione, metodo, concentrazione o durata sia superiore alle altre.22 Va poi tenuto presente che la SIdP descrive lo sbiancamento domiciliare come un trattamento eseguito sotto la supervisione dell'igienista dentale o dell'odontoiatra,19 che è cosa diversa dall'acquisto autonomo. L'efficacia osservata nella revisione per alcuni prodotti non sostituisce una valutazione professionale di denti e gengive.16 19

Conclusione: un trattamento che si valuta, non che si promette

Le fonti consultate descrivono il possibile risultato insieme ai suoi limiti. La SIdP dice che il livello di schiarimento non è prevedibile, e ne elenca le ragioni.4 Dice che corone, ponti e otturazioni restano del colore che hanno.9 10 E dice che con le gengive infiammate il trattamento si rimanda.18 La revisione Cochrane, sul solo sbiancamento domiciliare, aggiunge che la certezza delle prove disponibili è bassa o molto bassa.21 23

Non è un elenco di motivi per rinunciare. È l'insieme delle informazioni che permettono di decidere con cognizione, e di arrivare in studio con un'aspettativa che si può valutare insieme. La SIdP suggerisce di discutere con il dentista la soluzione adatta al caso individuale.24

Se stai valutando uno sbiancamento e vuoi capire che cosa è ragionevole attendersi nel tuo caso, puoi chiedere una visita allo Studio Odontoiatrico Dott.ssa Daniela Coretti a Roma Prati. Per conoscere il trattamento, consulta anche la pagina sul servizio di igiene dentale e sbiancamento.

Autrice: Dott.ssa Daniela Coretti.

Fonti a supporto

Le informazioni sono tratte dalle pagine SIdP, dalla revisione Cochrane e dal regolamento UE sui cosmetici. I riferimenti numerati consentono di consultare il passaggio pertinente.

  1. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?» (agg. 11/03/2024): «Lo sbiancamento dei denti è un trattamento cosmetico che si esegue attraverso l'utilizzo di sostanze chimiche (perossido d'idrogeno o perossido di carbammide), che vengono applicate sulla superficie del dente. Attraverso l'ossidoriduzione, viene liberato ossigeno che, penetrando sulla superficie dei denti, è in grado di schiarire e dissolvere le pigmentazioni.» (nell'originale «carbammide»; nel corpo si usa la forma «carbamide», la stessa impiegata dalla SIdP nella nota 2) ↗ apri il passaggio

  2. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?» (agg. 17/02/2026): «Lo sbiancamento dentale professionale effettuato dal dentista consiste nel posizionare sull'intera superficie del dente un gel a base di perossido d'idrogeno o perossido di carbamide, che una volta esposto a particolari fonti luminose si attiva liberando ossigeno. L'ossigeno riesce a penetrare nella struttura del dente, innescando reazioni in grado di scomporre le molecole delle macchie.» ↗ apri il passaggio

  3. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «I benefici principali sono quelli di migliorare in maniera sensibile l'aspetto estetico del sorriso riportando i denti al loro colore naturale o schiarirli per un risultato ancora più luminoso.» (nel corpo la disgiuntiva è riportata per intero; la seconda metà, «un risultato ancora più luminoso», è resa con «schiarirli ulteriormente» e agganciata subito all'imprevedibilità che la stessa fonte dichiara più avanti, vedi nota 6, perché da sola esprimerebbe un grado di risultato) ↗ apri il passaggio

  4. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «In primo luogo non si può avere una previsione sicura del livello di sbiancamento che si andrà ad ottenere. Molti sono i fattori, infatti, che concorrono all'imprevedibilità di questo trattamento come: l'età; l'alimentazione; lo stile di vita; infiammazione alle gengive (parodontite o piorrea); fattori genetici ed ereditari.» ↗ apri il passaggio

  5. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «La colpa di denti scuri, nella maggior parte dei casi, è dovuta a problemi di natura genetica o ereditaria. Molto spesso però l'abuso di sostanze altamente macchianti può influire negativamente. Prima fra tutte la nicotina presente nel tabacco; altre sostanze sono la caffeina e la teina.» ↗ apri il passaggio

  6. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «Anche i coloranti alimentari, ormai facilmente trovabili i bibite ed energy drink, ha un ruolo fondamentale nell'alterazione del colore dello smalto dei denti.» (la citazione riporta due imprecisioni di battitura della fonte, «trovabili i bibite» e la concordanza di «ha un ruolo»; nel corpo la frase è resa in forma corretta senza alterarne il contenuto) ↗ apri il passaggio

  7. Cochrane, revisione CD006202 «Home-based chemical bleaching of teeth in adults» (18 dicembre 2018, evidenza aggiornata a giugno 2018; 71 studi randomizzati, 3.780 adulti), criteri di selezione, testo originale in inglese: «Quasi-randomised trials, combination of in-office and home-based treatments, and home-based products having physical removal of stains were excluded.» Questa nota definisce il perimetro di tutte le citazioni Cochrane dell'articolo: la revisione riguarda esclusivamente lo sbiancamento eseguito a casa, e nessuna delle sue conclusioni si applica ai trattamenti eseguiti in studio. ↗ apri il passaggio

  8. Cochrane, revisione CD006202, risultati principali, testo originale in inglese: «Tooth whitening did not have any effect on oral health-related quality of life.» ↗ apri il passaggio

  9. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «È necessario sapere che i ponti, le corone o i restauri non possono essere sbiancati. Alla fine del trattamento, pertanto non si potranno uniformano al nuovo colore del resto dei denti.» (nell'originale «uniformano»; nel corpo la frase è resa in forma corretta) ↗ apri il passaggio

  10. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?»: «lo sbiancamento non agisce né su corone protesiche né su otturazioni e lo stato di salute gengivale è una condizione imprescindibile per eseguire questo trattamento estetico.» ↗ apri il passaggio

  11. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?»: «Fondamentale è considerare che, dopo aver trattato la parodontite, spesso ci sarà una recessione gengivale. Questa comporterà un'esposizione della radice del dente che apparirà più scura. In questa zona, priva di smalto dentale, non si applica il prodotto sbiancante ed è quindi bene valutare insieme al professionista i probabili risultati estetici.» ↗ apri il passaggio

  12. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «Un altro aspetto da considerare è che si può andare incontro a sensibilità dentinale sia durante il trattamento sia subito dopo: questo è normale ma è necessario che il dentista venga informato tempestivamente.» ↗ apri il passaggio

  13. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «Si può anche andare incontro a irritazione delle gengive e dei tessuti molli perchè lo sbiancamento può causare infiammazione delle gengive a causa del gel a base di perossido d'idrogeno che viene usato durante la proceduta.» (nell'originale «perchè» e «proceduta»; nel corpo la frase è resa in forma corretta) ↗ apri il passaggio

  14. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «Per evitarlo vengono posti su tutte le mucose della bocca dei materiali protezione monouso chiamate dighe.» (nell'originale «materiali protezione» senza la preposizione e «chiamate» non concordato con «materiali»; nel corpo la frase è resa in forma corretta) ↗ apri il passaggio

  15. Cochrane, revisione CD006202, testo originale in inglese: «The most common adverse events were tooth sensitivity and oral irritation, which were reported with higher concentrations of active agents, although the effects were mild and transient.» ↗ apri il passaggio

  16. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?»: «Prima di procedere è fondamentale un'accurata valutazione del cavo orale» ↗ apri il passaggio

  17. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?», controindicazioni riferite dalla società scientifica. La soglia d’età della pagina non sostituisce la restrizione normativa specifica al punto 25.

  18. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?»: «In presenza di una gengivite o una parodontite bisognerà prima di tutto trattare la malattia. Solo successivamente si può pensare ad eseguire uno sbiancamento. Non è quindi consigliato sottoporsi a un trattamento di sbiancamento dei denti con gengive infiammate o parodontite.» ↗ apri il passaggio

  19. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?»: «La procedura del trattamento può essere eseguita nello studio dentistico o a casa, ma comunque sotto la supervisione dell'igienista dentale o dell'odontoiatra. Saranno infatti i professionisti a valutare precedentemente le condizioni di salute di denti e gengive.» ↗ apri il passaggio

  20. SIdP (gengive.org), «Posso fare lo sbiancamento dei denti se ho la parodontite?»: «i tempi di applicazione e le concentrazioni del principio attivo variano in base al dente e alle pigmentazioni intrinseche.» ↗ apri il passaggio

  21. Cochrane, revisione CD006202, risultati principali, testo originale in inglese: «The bleaching agents whitened teeth compared to placebo over a short time period (from 2 weeks to 6 months), however the certainty of the evidence is low to very low.» ↗ apri il passaggio

  22. Cochrane, revisione CD006202, testo originale in inglese: «The evidence currently available is insufficient to draw reliable conclusions regarding the superiority of home-based bleaching compositions or any particular method of application or concentration or application time or duration of use.» ↗ apri il passaggio

  23. Cochrane, revisione CD006202, certezza delle prove, testo originale in inglese: «The overall certainty of the evidence was low to very low for all comparisons. This was because most of the comparisons were reported in single trials with small sample sizes and event rates. There was an unclear risk of bias in most of the trials.» ↗ apri il passaggio

  24. SIdP (gengive.org), «Lo sbiancamento dei denti può essere dannoso?»: «Se si è interessanti allo sbiancamento dei denti, la scelta migliore è quella di affidarsi al proprio dentista di fiducia che saprà consigliarci la soluzione migliore rispettando la salute del nostro sorriso.» (nell'originale «interessanti» per «interessati») ↗ apri il passaggio

  25. Unione europea, Regolamento (CE) n. 1223/2009, allegato III, voce 12(e), testo consolidato in italiano al 18/05/2026: prodotti per sbiancamento dentale con >0,1% e ≤6% di perossido di idrogeno presente o rilasciato; non usare su persone sotto i 18 anni. La voce 12 include anche composti che rilasciano perossido di idrogeno, fra cui perossido di carbamide. Consultato 24/09/2026.