La perimplantite è una malattia infiammatoria dei tessuti attorno a un impianto dentale, associata alla perdita dell’osso che lo sostiene. Se non viene trattata può contribuire alla perdita dell’impianto stesso.1 Non è quindi un semplice fastidio della gengiva e non coincide con ciò che nel linguaggio comune viene chiamato “rigetto”.
In questo articolo vediamo la differenza rispetto alla mucosite perimplantare, quali segnali possono comparire, perché talvolta la malattia non dà sintomi evidenti e come viene inquadrata dal professionista. Per il tema più ampio della durata e del mantenimento, ho dedicato una guida a quanto dura un impianto dentale.
Che cos’è la perimplantite?
La Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), il principale ente scientifico italiano di riferimento per la salute di gengive e denti, descrive la perimplantite come un’infiammazione dei tessuti molli accompagnata dalla perdita dell’osso che sostiene l’impianto.1 È il coinvolgimento dell’osso a distinguere questo quadro da un’infiammazione limitata alla gengiva attorno all’impianto.
Il centro della diagnosi è quindi la condizione dei tessuti che circondano l’impianto. La presenza di infiammazione non dice però, da sola, quanto il problema sia esteso: per stabilire se sia coinvolto anche l’osso serve una valutazione clinica.1
Qual è la differenza tra mucosite e perimplantite?
La mucosite perimplantare interessa i tessuti molli attorno all’impianto. La SIdP la descrive come una condizione reversibile, paragonabile per sede superficiale alla gengivite attorno a un dente naturale.2 La perimplantite, invece, associa all’infiammazione la perdita del supporto osseo e può presentare anche retrazione gengivale o suppurazione.3
Questa distinzione non è soltanto terminologica. Nella mucosite il processo è ancora confinato ai tessuti molli; nella perimplantite è coinvolto anche l’osso. La SIdP invita a intercettare l’infiammazione superficiale prima che progredisca, ma non autorizza a riconoscere il passaggio guardando la gengiva allo specchio.2
Il sanguinamento può comparire in entrambi i quadri e non misura da solo la perdita ossea.4 3 Per questo “mucosite” e “perimplantite” non sono etichette da scegliere in base all’intensità del fastidio: descrivono condizioni che il professionista distingue con l’esame dei tessuti e, quando necessario, con gli accertamenti appropriati.
Quali segnali possono comparire?
Nella mucosite la SIdP elenca arrossamento, gonfiore, sanguinamento e dolore, precisando che il dolore non è sempre presente.4 Il sanguinamento può essere stimolato dallo spazzolamento oppure comparire spontaneamente.4 Sono segnali che meritano un controllo, ma non stabiliscono da soli se vi sia già una perdita di osso.
Anche la perimplantite può dare fastidio durante la masticazione o lo spazzolamento, dolore, gonfiore, cattivo odore o cattivo sapore.5 Il punto più importante è però un altro: secondo la SIdP i sintomi sono generalmente poco evidenti nelle fasi iniziali e, in alcuni casi, possono essere assenti anche mentre la malattia si aggrava.6 Un impianto che non fa male non è quindi automaticamente un impianto sano.
Nei quadri più avanzati la SIdP include anche una percezione di mobilità fra i possibili segnali.5 È un motivo per richiedere una verifica, non una prova che consenta di riconoscere la causa a distanza.
Come viene confermata la diagnosi?
La diagnosi non nasce da un singolo sintomo. La SIdP indica che normalmente il dentista o il parodontologo esegue radiografie per confermarla.7 I segnali osservati dal paziente sono quindi un motivo per chiedere un controllo, non una diagnosi da formulare a distanza.
Quali fattori aumentano il rischio?
La SIdP associa lo sviluppo della perimplantite e la perdita progressiva dell’impianto a più fattori: accumulo di placca e igiene non adeguata, fumo, diabete e suscettibilità alla parodontite.8 Non sono una graduatoria e non significano che la presenza di uno solo determini necessariamente la malattia.
La storia di parodontite merita particolare attenzione perché la SIdP la include fra i fattori associati alla perimplantite.8 Per comprendere il rapporto fra salute parodontale e diabete puoi leggere l’approfondimento su parodontite e diabete; quel legame non va però trasformato in una diagnosi di perimplantite. Al rapporto tra fumo e gengive è dedicata una guida separata.
La SIdP colloca nella prevenzione l’igiene orale professionale, i controlli clinici periodici e una terapia di supporto personalizzata.9 Il calendario dei richiami non è uguale per tutti: viene definito in base alla situazione clinica e a ciò che emerge nei controlli.
Perché non è corretto parlare di “rigetto”?
Nel linguaggio medico il rigetto indica una reazione del sistema immunitario contro qualcosa che viene riconosciuto come estraneo.10 La SIdP spiega che gli impianti sono realizzati con materiali biocompatibili, generalmente titanio, e distingue il “rigetto” dai veri meccanismi di fallimento implantare.11
Un fallimento precoce si verifica quando l’impianto non raggiunge l’osteointegrazione, cioè non si integra con l’osso dopo il posizionamento.12 Un fallimento tardivo riguarda invece un impianto che aveva raggiunto l’osteointegrazione e la perde nel tempo; la SIdP indica la perimplantite come una delle cause principali di questo secondo quadro.13
Usare il termine corretto aiuta a porre la domanda giusta. Non si tratta di chiedere se il corpo “accetti” l’impianto, ma di capire se l’osteointegrazione sia avvenuta, se i tessuti attorno all’impianto siano infiammati e se il supporto osseo si sia modificato.12 13
Come viene inquadrato il trattamento?
Il trattamento dipende dall’estensione dell’infiammazione e dal coinvolgimento dei tessuti. La SIdP indica come primo obiettivo la risoluzione dell’infiammazione.14 Nei quadri più avanzati può essere necessario valutare una terapia chirurgica.15 Questa successione descrive un principio generale, non un protocollo che il lettore possa applicare al proprio caso.
Questo articolo non trasferisce indicazioni su antibiotici, materiali o tecniche chirurgiche. La scelta del percorso resta successiva alla diagnosi e alla valutazione professionale.7
Accanto alla terapia resta centrale il controllo nel tempo. L’igiene professionale e i controlli clinici periodici vengono descritti dalla SIdP come elementi della prevenzione e della diagnosi precoce.9 Il loro ritmo deve essere personalizzato: una frequenza universale sarebbe una prescrizione impropria in un articolo informativo.
Domande frequenti sulla perimplantite
La perimplantite fa sempre male?
No. I sintomi possono essere poco evidenti soprattutto all’inizio e, secondo la SIdP, talvolta possono essere assenti anche mentre la malattia progredisce.6 Il dolore non è quindi un criterio sufficiente per escluderla.
Mucosite e perimplantite sono la stessa cosa?
No. La mucosite è limitata ai tessuti molli ed è descritta come reversibile; la perimplantite associa all’infiammazione la perdita dell’osso che sostiene l’impianto.2 3
Un impianto può essere “rigettato”?
“Rigetto” non è il termine corretto per descrivere i comuni fallimenti implantari. La SIdP distingue il fallimento precoce, nel quale non si forma l’osteointegrazione, da quello tardivo, nel quale un’integrazione già raggiunta viene persa nel tempo.12 13
Il sanguinamento attorno a un impianto basta per fare diagnosi?
No. È un segnale da far valutare, ma la diagnosi richiede l’esame professionale; quando occorre confermare il coinvolgimento osseo possono essere utilizzate anche radiografie.4 7
Conclusione: riconoscere il problema senza confonderlo con il “rigetto”
La perimplantite coinvolge i tessuti attorno all’impianto e il suo supporto osseo. Può avere segnali poco evidenti, si distingue dalla mucosite e non coincide con un rigetto immunologico.1 2 10 La valutazione professionale serve proprio a separare condizioni che, viste dall’esterno, possono sembrare simili.
Se noti sanguinamento, gonfiore, fastidio o cambiamenti attorno a un impianto, oppure desideri verificarne il mantenimento, puoi prenotare una visita presso lo Studio Odontoiatrico Dott.ssa Daniela Coretti a Roma Prati. Il percorso di implantologia dentale viene definito dopo una valutazione clinica personalizzata.
Articolo a cura e revisione clinica della Dott.ssa Daniela Coretti (Odontoiatra, Albo di Roma n. 2793).
Fonti a supporto
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?» (agg. 13/06/2024): «La perimplantite è anch’essa un’infiammazione dei tessuti molli con concomitante perdita dell’osso che sostiene l’impianto. Questa malattia se non trattata può portare alla perdita dell’impianto stesso.» apri la fonte
- SIdP, «Che cos’è la mucosite perimplantare?» (agg. 31/08/2026): «Interessano solo i tessuti molli; sono reversibili». apri la fonte
- SIdP, «Come si può evitare la perimplantite?» (agg. 23/07/2024): «La perimplantite ha tutte le caratteristiche sopra elencate della mucosite, ma si associa anche a retrazione gengivale, perdita di supporto osseo, suppurazione conclamata». apri la fonte
- SIdP, «Che cos’è la mucosite perimplantare?»: «I principali sintomi […] sono: arrossamento; gonfiore; sanguinamento […] dolore, anche se non sempre presente.» apri la fonte
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?»: «Fastidio alla masticazione; Fastidio durante lo spazzolamento; Dolore; Gonfiore; Cattivo odore e cattivo sapore»; nei casi avanzati può comparire una «percezione di mobilità dei denti sostenuti dagli impianti». apri la fonte
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?»: «i sintomi della perimplantite spesso possono non essere presenti». apri la fonte
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?»: «Normalmente il dentista o il parodontologo esegue delle radiografie per confermare la diagnosi e decidere il miglior trattamento della malattia». apri la fonte
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?»: «Le cause determinanti e i fattori di rischio […] sono il fumo, il diabete, una cattiva igiene orale ma anche suscettibilità alla parodontite.» apri la fonte
- SIdP, «Come si può evitare la perimplantite?»: «un controllo periodico dal dentista» e «un protocollo di richiami d’igiene orale professionale individualmente formulato.» apri la fonte
- SIdP, «Può avvenire il rigetto di un impianto dentale?» (agg. 15/01/2025): «Con il termine “rigetto” si intende una reazione da parte del sistema immunitario». apri la fonte
- SIdP, «Può avvenire il rigetto di un impianto dentale?»: «Gli impianti vengono realizzati in materiali biocompatibili, solitamente titanio». apri la fonte
- SIdP, «Può avvenire il rigetto di un impianto dentale?»: «Fallimento precoce: una situazione clinica in cui l’impianto dentale non si integra con l’osso». apri la fonte
- SIdP, «Può avvenire il rigetto di un impianto dentale?»: «Fallimento tardivo: […] l’impianto ha raggiunto una soddisfacente osteointegrazione, ma la perde nel corso del tempo. In questo caso, il fallimento avviene principalmente a causa della perimplantite.» apri la fonte
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?»: «La prima fase della terapia consiste nel risolvere l’infiammazione.» apri la fonte
- SIdP, «Perimplantite: cos’è e come si tratta?»: «Nei casi più avanzati o gravi […] è necessario ricorrere alla terapia chirurgica.» apri la fonte

